Il Tirreno

Pistoia

«Memoriale ritrovato, il caso è chiuso»

Giorgio Petracchi
Il professor Giorgio Petracchi nel suo studio
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Il professor Giorgio Petracchi nel suo studio

Petracchi: è anonimo altrimenti avrei citato l'autore

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 Il professor Giorgio Petracchi, autore del libro "Al tempo che Berta filava" ci scrive a proposito dell'eccidio di Pianosinatico, di cui il Tirreno si è occupato nei giorni scorsi.  La mia replica del 27 settembre nasceva dal fatto che nella lunga serie dei miei corrispondenti non figura il nome del signor Marco Sisi. Ciò mi ha indotto a smentire d'aver ricevuto da lui il memoriale. Nei giorni successivi, lo scrupolo dell'esattezza storica e il rispetto che deve presiedere ai rapporti umani, mi hanno spinto a fare ulteriori indagini; rovistando cioè tutta la mia la documentazione: migliaia e migliaia di pagine e fogli della più disparata provenienza».  Ho effettivamente ritrovato tra tante carte la fotocopia di una lettera scritta a macchina, senza firma, né data, né indicazione di provenienza (dal contesto si può risalire a Pianosinatico), pervenutami non per posta, ma in un modo che non so ricostruire. Si tratta di una testimonianza nella quale lo scrivente afferma che nel 1944 aveva quattordici anni.  Mi è venuto subito da pensare: è forse questo il memoriale a cui fa riferimento il signor Marco Sisi? Nella prima pagina, lo scrivente testimonia d'aver intravisto il cadavere dell'ammiraglio giapponese Mitsunobu steso sul tavolo della sede del Fascio di Pianosinatico, in seguito al noto agguato in località Girelli.  La testimonianza è puntuale, circoscritta al fatto, diretta e personale. E l'ho riportata a p. 166 del mio volume, avvertendo alla nota 86 (p. 386) che la fonte era anonima.  Nella pagina successiva della lettera è scritto quanto segue:  "Ma purtroppo gli attentati non finiscono qui...il peggio doveva ancora venire, a distanza di tredici mesi e precisamente la sera del 27 Settembre del 1944 mani armate di persone ignote facevano fuoco su una moteretta tedesca dei tipo ‹‹SAIDECAR›› occupata da due soldati tedeschi portaordini. I due occupati morirono sul colpo perché furono presi alle spalle senza potersi difendere".  Nel resto della pagina e nelle15 righe della terza sono descritte le modalità della rappresaglia e le modalità dell'esecuzione.  Se il signor Marco Sisi riconosce come suo il memoriale (da me ora consegnato ad Alberto Vivarelli), non ho nessun problema a rettificare la mia smentita e ad ammettere d'aver ricevuto il memoriale (anonimo) che, se firmato, mi avrebbe consentito di citare l'autore nel secondo episodio.

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