Italia
I seguaci derubano Mamma Ebe
Massimo Donati
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Villa Gigliola, sulle colline di San Baronto Martelli e Franco sorpresi mentre portano via oggetti dalla casa della Santona
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QUARRATA. In manette un imputato e un testimone di uno dei due processi in corso davanti al tribunale di Pistoia contro Mamma Ebe. I due sono stati arrestati in flagrante dai carabinieri mentre, martedì sera, stavano rubando all'interno della villa della Santona, Villa Giogliola, sulle pendici del Montalbano, tutt'ora posta sotto sequestro da parte dell'autorità giudiziaria. Si tratta di Mauro Martelli, il 54enne medico di San Miniato, accusato di essere il fornitore delle ricette che la sedicente guaritrice utilizzava per acquistare i farmaci per i malati che si affidavano alle sue cure. Assieme a lui i militari quarratini, comandanti dal luogotenente Salvatore Maricchiolo, hanno colto con le mani nel sacco Salvatore Franco, pensionato 68enne domiciliato a Firenze, che nel processo è stato chiamato dall'avvocato difensore di Martelli come testimone a discarico. I due sono stati sorpresi mentre erano intenti a caricare su una monovolume parcheggiata davanti a Villa Gigliola una scaffalatura sottratta all'interno dell'edificio. Nell'auto i carabinieri hanno trovato un piede di porco, delle corde e vari grossi sacchi. Dopo una notte passata in cella di sicurezza, ieri Martelli e Franco sono comparsi davanti al giudice monocratico per il processo per direttissima. Dopo la convalida dell'arresto, il giudice, su richiesta dell'avvocato difensore Barbara Valdiserra ha concesso i termini a difesa e rinviato l'udienza al 21 ottobre. Inoltre, nei confronti di entrambi, ha disposto la misura restrittiva dell'obbligo di dimora nei comuni di residenza e del divieto di uscire di casa nelle ore notturne. I militari quarratini hanno sorpreso i due ladri nel corso di uno degli appositi servizi di controllo predisposti dopo aver scoperto che nell'ultimo periodo - nel mese di settembre - all'interno della villa erano stati commessi almeno un paio di furti. Dopo aver forzato varie porte, erano stati rubati mobili d'antiquariato e arredi sacri, tra cui statue della Madonna e un grande crocefisso. Tutti oggetti di valore, sotto sequestro giudiziario e probabilmente destinati alla confisca in caso di condanna nei confronti di Mamma Ebe. I due, bloccati dai carabinieri, avrebbero contestato loro di essere lì perché quella era anche casa loro, avendola frequentata per tanti anni, e potevano quindi entrarvi liberamente. Non tenendo però di conto il fatto dei sigilli fatti scattare dall'autorità giudiziaria. Attualmente domiciliato a Cesena, Mauro Martelli esercita la professione medica a San Marino. Associazione per delinquere, esercizio abusivo della professione sanitaria, falso materiale e ideologico in ricette mediche e truffa ai danni dell'Asl le accuse per le quali la Santona e, a vario titolo, altre 14 persone, tra cui il medico, sono imputate a Pistoia nel processo "Mamma Ebe uno". Negli anni Novanta - e fino al gennaio 2002, quando fu arrestata dalla polizia - Mamma Ebe aveva vissuto in una villa a Carpineta, nel Cesenate. Quello in questione è il "gemello" del processo concluso il 10 aprile 2008: il tribunale di Forlì condannò Mamma Ebe a 7 anni di reclusione. Il filone pistoiese è scaturito dalla riapertura delle indagini da parte del commissariato di Cesena che portarono al processo di Forlì: secondo gli elementi raccolti dagli investigatori la Santona aveva ripreso la sua attività delittuosa in Toscana, nella villa di San Baronto e negli ambulatori satelliti di Scandicci, Empoli e Capannori. Tutti gli imputati sono accusati di associazione per delinquere. E' dal numero esageratamente alto delle ricette di Mauro Martelli che aveva preso il via la nuova indagine. Il medico, all'epoca convenzionato con l'Asl di Cesena, esercitava a Sogliano sul Rubicone: "presta la propria professione di medico - si legge nel capo d'imputazione - al servizio delle esigenze sanitarie e terapeutiche dell'associazione, predisponendo ricette mediche false a seguito delle indicazioni date dalla Giorgini e delle sue esigenze di ottenere medicinali per i propri pazienti; procurando gli strumenti per l'agopuntura praticata dalla Giorgini; facendosi pagare somme di denaro per rilasciare ricette mediche anche dai propri pazienti della mutua".
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