La manifestazione
L'Acerone rischia di morire
Elisa Valentini
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La base dellacero di Cutigliano Da 150 anni guarda la chiesa di San Bartolomeo a Cutigliano ed è considerato uno dei 64 alberi monumentali della Toscana
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CUTIGLIANO. Ha bisogno di cure il gigantesco acero montano (l' "Acerone") che da oltre 150 anni guarda la facciata della chiesa di San Bartolomeo ombreggiandone il piazzale. La pianta, inserita nell'elenco regionale degli alberi monumentali, si sta lentamente spegnendo, come si nota dal colore della chioma, marrone ancor prima dell'autunno. La sua morte sarebbe un vero lutto per il paese. Anzitutto cancellerebbe una delle 64 piante (dato del 2006) che la Toscana considera meritevoli di tutela e valorizzazione per «l'alto pregio naturalistico e storico». Inoltre ferirebbe il legame affettivo dei cutiglianesi. Conscia di ciò, e dei problemi di sicurezza che l'albero sta ponendo per la sua fragilità e lo sbilanciamento verso la chiesa causato dal taglio di un grosso ramo nella parte opposta, l'amministrazione sta prendendo provvedimenti. Dopo il sopralluogo effettuato a marzo dalla cooperativa Dream Italia, con tanto di prelievo di tamponi, oggi sarà la dottoressa Martina Giachini a svolgere ulteriori verifiche. La perizia permetterà al Comune di reperire i finanziamenti per le cure. L'acero, vincitore di un premio Touring Club nel 2007, ha un'età compresa fra i 150 ed i 200 anni. Riferimenti storico-architettonici testimoniano la sua collocazione nel 1771 (costruzione del muretto di sostegno) o nel 1821 (edificazione della nuova facciata della chiesa). Altre fonti lo datano 1848. L'albero, alto 15 metri e con una chioma di 20, costituisce un simbolo di Cutigliano ed una curiosa attrattiva per i visitatori. È un vero spasso per i bambini in gita scolastica affollarsi intorno al colossale tronco per abbracciarne i 5,02 metri di circonferenza. Fino ad oggi, sull'acero si è intervenuti solo in situazioni di emergenza. Circa 8 anni fa gli operai comunali segarono un grosso ramo che, dopo una forte ventata, si era spezzato danneggiando l'adiacente muretto in pietra. Non seguirono, tuttavia, opportuni provvedimenti per coprire la falla ancora esposta alle intemperie. Da qui, le infiltrazioni d'acqua che, penetrando nel tronco, fanno marcire e decomporre la pianta dal suo interno.
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