Sicurezza
Caritas, ad ottobre un centro di ascolto anche a Montale
Beatrice Faragli
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Don Paolo Firindelli 2 MINUTI DI LETTURA
MONTALE. Un centro Caritas per Montale. Il punto d'ascolto aprirà a inizio ottobre nei locali della parrocchia di San Giovanni Evangelista. Mercoledì prossimo i volontari, guidati da don Paolo Firindelli, si incontreranno per organizzare orari e modalità del servizio. Sei, finora, le persone impegnate in questa nuova realtà territoriale. Si tratta di un gruppetto formato e preparato dalla Diocesi pistoiese tra la primavera e l'estate di quest'anno. «Ascolteremo le necessità della gente e vaglieremo i bisogni e le richieste di aiuto» spiega il parroco montalese. L'intenzione è quella di fare rete con chi, come dice don Firindelli, «ha già le mani in pasta». Comune e associazioni saranno quindi gli interlocutori primari del punto Caritas locale. «Serve competenza per non scivolare nel puro assistenzialismo. Se noi dessimo solo del pane e della pasta alla gente, dopo dieci anni avremmo ancora quelle stesse persone davanti agli occhi, pronte a prendere il solito pane e la solita pasta. Occorre fare di più e monitorare bene, questo anche grazie allo scambio con gli uffici comunali, le situazioni particolari che ci troveremo alla porta». Il centro sarà aperto a tutta la cittadinanza. «Chiunque - continua il parroco - potrà venire qui ed essere ascoltato. Dopo l'ascolto e la valutazione del caso passeremo all'azione. Io ti aiuto se tu stesso ti aiuti: questa l'intenzione con cui bisogna avvicinarsi alla Caritas». Montale risponde così, attraverso la parrocchia del capoluogo, alla crisi sociale ed economica degli ultimi anni. Se prima erano soprattutto gli stranieri ad appellarsi ai servizi sociali in cerca di un sostegno, oggi sono i cosiddetti "nuovi poveri" - spesso con un pudore disarmante - a sperare in una mano tesa. «Le richieste d'aiuto da parte delle famiglie della zona - spiega don Firindelli - sono in aumento. Oggi, purtroppo, abbiamo un problema grandissimo: la mancanza del lavoro. I giovani, spesso respinti, non riescono a trovare un'occupazione. I cinquantenni fuoriusciti dalle aziende fanno fatica ad essere reimpiegati e a tentare una riqualificazione. Il centro Caritas mira a far rialzare in piedi queste persone. Educarsi, come hanno fatto i nostri volontari, ed educare anche chi viene a chiedere: è questo il modo corretto di fare la carità nel Terzo millennio. Il Comune - sottolinea il parroco - potrà darci una mano a capire meglio i casi e a valutare bene la situazione specifica di ogni cittadino che arriva in parrocchia. Il più delle volte infatti la gente che si rivolge ai centri Caritas è già stata negli uffici comunali per chiedere sostegno».
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