Sicurezza
Scontro mortale sulla Pratese a giudizio il conducente del Suv
Nello scontro due dei quattro occupanti dell'utilitaria, Carlo Gherardeschi, 23 anni, ed Eligio Fratello, 28 anni, persero la vita
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PISTOIA. Si svolgerà il 13 dicembre davanti al giudice Luciano Costantini la prima udienza del processo contro Daniele Modesto, 27 anni, il giovane che alla guida di un Suv, la notte del 21 febbraio 2010, ha tamponato l'auto con a bordo Carlo Gherardeschi, Eligio Fratello, Graziano Musetti e Daniele Becattini. Nello scontro due dei quattro occupanti dell'utilitaria, Carlo Gherardeschi, 23 anni, ed Eligio Fratello, 28 anni, persero la vita.
Ieri il giudice per le indagini preliminari Alessandro Buzzegoli ha disposto il rinvio a giudizio di Modesto, confermando tutti i capi d'imputazione formulati dal pm Francesco Sottosanti. Il giovane è accusato di omicidio colposo aggravato. Secondo il pm, quando all'altezza di Chiazzano, aveva tamponato la Citroen C2 con a bordo le due vittime, al volante del suo Mitsubischi Outlander stava facendo una gara di velocità a 120 chilometri orari con un'altra auto (mai identificata), correndo ad almeno 50 chilometri all'ora oltre il limite consentito in quel tratto della strada (70 chilometri orari). PISTOIA. Prima udienza dibattimentale del processo per il tragico rogo in cui perse la vita il 24 luglio 2008 il fotografo Riccardo Tarlati, 60 anni.
Hanno testimoniato ieri mattina davanti al giudice monocratico Luca Gaspari i quattro tiratori presenti quel pomeriggio al poligono di via Matteotti, mentre su uno schermo scorrevano le immagini delle telecamere situate in corrispondenza di ciascuna delle linee di tiro. Le fiamme si sono sviluppate in meno di venti secondi. «Le riprese video dimostrano senza ombra di dubbio - afferma il figlio di Tarlati, Andrea, alla fine dell'udienza - che mio padre non era mai uscito dal poligono e rientrato. Dalla fiammella iniziale al rogo sono passati - prosegue - 19 secondi, cronometrati dalle riprese video. Qualcuno ci spieghi cosa ha provocato un incendio così rapido».
Tre i rinvii a giudizio per omicidio colposo in seguito alla morte di Tarlati: Daniele Cecchi, presidente del Tiro a segno, difeso da Andrea Niccolai, e due componenti del consiglio direttivo, Carlo Rocchi, direttore del Tiro a segno, e Paolo Banci, custode della struttura, assistiti rispettivamente da Giuseppe Castelli e Cecilia Turco. Avvocati di parte civile per Andrea e Daniela Tarlati (figlio e moglie del fotografo) Luca Innocenti, del Foro di Pistoia, e Laura Innocenti, del Foro di Firenze. Pubblico ministero Giuseppe Grieco. Già archiviata la posizione del tiratore dal cui sparo scaturì la scintilla che ha originato il rogo, Marco Maccioni.
La perizia depositata dal suo avvocato, Andrea Mitresi, ha dimostrato come sia le cartucce che la canna del fucile fossero in regola. Ieri sono stati ascoltati come testimoni i 4 tiratori che erano presenti al Tiro a segno il 24 luglio 2008: Marco Leanza, Marco Claudio Spagnesi, Rinaldo Spinicci e Luca Spinicci. Tutto nasce dal tiro di Marco Maccioni, seduto nella prima delle quattro postazioni (le altre erano occupate, nell'ordine, da Carlo Rocchi, Riccardo Tarlati e Rinaldo Spinicci). Maccioni spara un colpo con il suo fucile Dragon. Per vederlo altri tiratori si erano soffermati nelle vicinanze: Marco Leanza, Marco Claudio Spagnesi, Luca Spinicci.
Nella postazione accanto c'era anche Carlo Rocchi. Leanza afferma di essere stato il primo a notare la fiammella (di pochi centimetri) sotto la finestrella che si apre sulla parete di fondo e da cui si vede il bersaglio, posizionato a 100 metri di distanza. «Ha preso fuoco», dice, e qualcuno grida di prendere l'estintore. A prendere fuoco è stata verosimilmente la polvere da sparo che continuamente si deposita nell'ambiente a causa degli spari. Ma tutti i tiratori pensano di avere il tempo di portare fuori armi e munizioni, e si dirigono alle rispettive postazioni. Lo fanno anche Tarlati e i due Spinicci, padre e figlio. Le loro postazioni sono divise da quelle di Maccioni e Rocchi solo da un tramezzo.In pochi attimi le fiamme divorano il rivestimento in materiale fonoassorbente (in teoria anche con proprietà ignifughe).
La postazione di Maccioni e Rocchi è invasa dal fumo e dalle fiamme e si frappone fra gli Spinicci e la porta di uscita, già attraversata dagli altri quattro tiratori. C'è un corridoio sotto il fuoco, e Rinaldo Spinicci l'attraversa, riuscendo a raggiungere la porta.Il figlio Luca guadagna l'uscita al prezzo di intense bruciature alla schiena. Tarlati aveva gettato la propria arma e le cartucce nel corridoio di tiro. Forse pensava di non farcela più ad attraversare la barriera di fiamme. Dalle drammatiche immagini si vede come salga sul bancone e si getti nel corridoio. Voleva probabilmente uscire dalla finestrella sul fondo.I vigili del fuoco lo ritroveranno dopo aver domato le fiamme, supino in un angolo, probabilmente ucciso dal fumo e solo in seguito straziato dalle fiamme. «Nessuno dei testimoni - afferma l'avvocato di parte civile Luca Innocenti - ricorda di aver ricevuto indicazioni sui comportamenti da seguire in caso di emergenza». La seconda udienza dibattimentale è stata fissata per l'8 marzo 2012.
Ieri il giudice per le indagini preliminari Alessandro Buzzegoli ha disposto il rinvio a giudizio di Modesto, confermando tutti i capi d'imputazione formulati dal pm Francesco Sottosanti. Il giovane è accusato di omicidio colposo aggravato. Secondo il pm, quando all'altezza di Chiazzano, aveva tamponato la Citroen C2 con a bordo le due vittime, al volante del suo Mitsubischi Outlander stava facendo una gara di velocità a 120 chilometri orari con un'altra auto (mai identificata), correndo ad almeno 50 chilometri all'ora oltre il limite consentito in quel tratto della strada (70 chilometri orari). PISTOIA. Prima udienza dibattimentale del processo per il tragico rogo in cui perse la vita il 24 luglio 2008 il fotografo Riccardo Tarlati, 60 anni.
Hanno testimoniato ieri mattina davanti al giudice monocratico Luca Gaspari i quattro tiratori presenti quel pomeriggio al poligono di via Matteotti, mentre su uno schermo scorrevano le immagini delle telecamere situate in corrispondenza di ciascuna delle linee di tiro. Le fiamme si sono sviluppate in meno di venti secondi. «Le riprese video dimostrano senza ombra di dubbio - afferma il figlio di Tarlati, Andrea, alla fine dell'udienza - che mio padre non era mai uscito dal poligono e rientrato. Dalla fiammella iniziale al rogo sono passati - prosegue - 19 secondi, cronometrati dalle riprese video. Qualcuno ci spieghi cosa ha provocato un incendio così rapido».
Tre i rinvii a giudizio per omicidio colposo in seguito alla morte di Tarlati: Daniele Cecchi, presidente del Tiro a segno, difeso da Andrea Niccolai, e due componenti del consiglio direttivo, Carlo Rocchi, direttore del Tiro a segno, e Paolo Banci, custode della struttura, assistiti rispettivamente da Giuseppe Castelli e Cecilia Turco. Avvocati di parte civile per Andrea e Daniela Tarlati (figlio e moglie del fotografo) Luca Innocenti, del Foro di Pistoia, e Laura Innocenti, del Foro di Firenze. Pubblico ministero Giuseppe Grieco. Già archiviata la posizione del tiratore dal cui sparo scaturì la scintilla che ha originato il rogo, Marco Maccioni.
La perizia depositata dal suo avvocato, Andrea Mitresi, ha dimostrato come sia le cartucce che la canna del fucile fossero in regola. Ieri sono stati ascoltati come testimoni i 4 tiratori che erano presenti al Tiro a segno il 24 luglio 2008: Marco Leanza, Marco Claudio Spagnesi, Rinaldo Spinicci e Luca Spinicci. Tutto nasce dal tiro di Marco Maccioni, seduto nella prima delle quattro postazioni (le altre erano occupate, nell'ordine, da Carlo Rocchi, Riccardo Tarlati e Rinaldo Spinicci). Maccioni spara un colpo con il suo fucile Dragon. Per vederlo altri tiratori si erano soffermati nelle vicinanze: Marco Leanza, Marco Claudio Spagnesi, Luca Spinicci.
Nella postazione accanto c'era anche Carlo Rocchi. Leanza afferma di essere stato il primo a notare la fiammella (di pochi centimetri) sotto la finestrella che si apre sulla parete di fondo e da cui si vede il bersaglio, posizionato a 100 metri di distanza. «Ha preso fuoco», dice, e qualcuno grida di prendere l'estintore. A prendere fuoco è stata verosimilmente la polvere da sparo che continuamente si deposita nell'ambiente a causa degli spari. Ma tutti i tiratori pensano di avere il tempo di portare fuori armi e munizioni, e si dirigono alle rispettive postazioni. Lo fanno anche Tarlati e i due Spinicci, padre e figlio. Le loro postazioni sono divise da quelle di Maccioni e Rocchi solo da un tramezzo.In pochi attimi le fiamme divorano il rivestimento in materiale fonoassorbente (in teoria anche con proprietà ignifughe).
La postazione di Maccioni e Rocchi è invasa dal fumo e dalle fiamme e si frappone fra gli Spinicci e la porta di uscita, già attraversata dagli altri quattro tiratori. C'è un corridoio sotto il fuoco, e Rinaldo Spinicci l'attraversa, riuscendo a raggiungere la porta.Il figlio Luca guadagna l'uscita al prezzo di intense bruciature alla schiena. Tarlati aveva gettato la propria arma e le cartucce nel corridoio di tiro. Forse pensava di non farcela più ad attraversare la barriera di fiamme. Dalle drammatiche immagini si vede come salga sul bancone e si getti nel corridoio. Voleva probabilmente uscire dalla finestrella sul fondo.I vigili del fuoco lo ritroveranno dopo aver domato le fiamme, supino in un angolo, probabilmente ucciso dal fumo e solo in seguito straziato dalle fiamme. «Nessuno dei testimoni - afferma l'avvocato di parte civile Luca Innocenti - ricorda di aver ricevuto indicazioni sui comportamenti da seguire in caso di emergenza». La seconda udienza dibattimentale è stata fissata per l'8 marzo 2012.
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