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Pistoia

Salve tre materne a rischio

La scuola materna di Maresca
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La scuola materna di Maresca

Possono stare tranquilli ancora un anno genitori, alunni e corpo docente delle materne di San Marcello: l'amministrazione ha trovato i soldi necessari

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Possono stare tranquilli ancora un anno genitori, alunni e corpo docente delle materne di San Marcello - quelle del capoluogo, Maresca e Campo Tizzoro): l'amministrazione ha trovato i soldi necessari. Uno sforzo non indifferente e probabilmente l'ultimo, poi con le recenti manovre governative l'ente montano dovrà votarsi a qualche santo per poter proseguire ed erogare servizi come questo. 

Dopo due anni in cui la Regione si è accollata l'intera spesa, quest'anno ha chiesto la compartecipazione dei Comuni e l'ente presieduto da Carla Strufaldi, tra mille difficoltà, ha reperito 4.700 euro che copriranno quello che non eroga più la Regione. Ricordiamo che la mancanza di fondi metteva a rischio 143 bambini, distribuiti fra San Marcello (61), Campotizzoro (32) e Maresca (50).

In una nota dell'assessore alle politiche culturali e scuola Lucia Geri, si evidenzia come anche quest'anno la scuola sia riaperta: «Mi preme ricordare - scrive Geri - che se ciò è avvenuto senza traumi, non è stato un caso. In questi tre anni, infatti, si parla di una progressiva riduzione di oltre 100mila persone, fra docenti e personale non docente. Uno dei più grossi massacri di lavoratori, che ha proceduto incurante delle manifestazioni degli studenti, degli insegnati e, qualche volta, anche dei genitori. E, quello che è peggio ancora, è sapere che sono tagli effettuati in un campo, quello della scuola, dove il più elementare buon senso suggerirebbe scelte diametralmente opposte. Mentre il numero dei bambini sta crescendo a livello nazionale, anche grazie ai figli degli immigrati, si parla di un numero impressionante di classi in meno fra scuola dell'infanzia e quella primaria». 

Quindi, classi più numerose e meno tempo scuola, meno cura per i bambini, in particolare per quelli più disagiati e dunque più bisognosi di attenzione. «La Regione - prosegue Geri - per il terzo anno si è paradossalmente sostituita allo Stato e ha investito 5 milioni e mezzo di euro per impedire che l'applicazione della riforma Gelmini provocasse la chiusura di ben 98 sezioni della scuola dell'infanzia». «La partecipazione richiesta è stata una percentuale minima pari all'8% della spesa destinata ad ogni Comune e per il nostro Ente ammonta ad 4.700 euro, che è stato comunque difficile reperire e che inevitabilmente hanno comportato tagli su altri capitoli di spesa».

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