Proteste
Disertati i pulmini del Comune
Beatrice Faragli
◗
L’assessore Giada LunghiRispetto all'anno scorso 46 alunni in meno. I genitori: «Colpa della stangata»
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Crollo degli iscritti per il trasporto scolastico montalese. «Con questi aumenti improponibili si rischia lo svuotamento dei pulmini» denunciano alcuni genitori. Quest'anno sul bus giallo monteranno 46 bimbi in meno rispetto ai 280 del 2010. «In dodici mesi - spiega una mamma - le tariffe per il trasporto sono quasi raddoppiate. Io, ad esempio, invece dei vecchi 180 euro per andata e ritorno, dovrei pagarne 320. Stessa cosa per la mensa. Un pasto lo paghiamo quasi 5 euro. Siamo stati costretti a rinunciare a qualcosa».
A votare il cambio quote (ferme da un decennio) è stata la giunta di centrodestra. L'accusa che alcune famiglie muovono all'amministrazione Scatragli è quella di aver azzardato rincari insostenibili su fasce Isee (indicatore della situazione economica equivalente) normali. «La soglia dai 18 mila euro in su - aveva detto un'altra mamma solo qualche mese fa - è diffusa. Non occorre essere "ricconi" per superarla. Basta avere un lavoro e una casa di proprietà». «Di sicuro - commenta l'assessore all'istruzione Giada Lunghi - il meno 46 registrato quest'anno nelle iscrizioni è legato anche agli aumenti introdotti. Finchè il pulmino non costava niente - continua - lo prendevano tutti: anche i bambini residenti a 500 metri dalla scuola. Se un ragazzo abita a 700 metri dall'istituto dovrebbe andare a piedi. In caso di pioggia hanno inventato gli ombrelli e gli impermeabili. La tariffa massima comunque - ricorda Lunghi - equivale a 1 euro e 65 centesimi al giorno: basta non prendere il caffè, ad esempio. Siamo abituati a pensare che i soldi piovano dal cielo per il Comune ma non è così. Arrivano dai cittadini ed è giusto che la comunità partecipi ai servizi ma non per più del 30, 40% al massimo. Fino all'anno scorso - spiega l'assessore - il Comune, e quindi la collettività, pagava il 70% dei servizi a domanda individuale. Tutto questo non è più possibile ed è auspicabile che ci sia una compartecipazione maggiore da parte di chi usufruisce del pulmino o della mensa e non invece, così come avveniva finora, dall'intera cittadinanza».
I genitori però sono sul piede di guerra. «In questo modo - tuona una mamma - non solo resteranno con i bus mezzi vuoti ma non avranno nemmeno quel risparmio che pensavano di ottenere con le nuove tariffe. Vorrei sapere, in fondo all'anno, se il Comune c'ha rimesso o c'ha guadagnato con questi rincari. La maggior parte di quelli che pagavano 180 euro, adesso vincolati al pagamento di 320, hanno ritirato i propri bambini dal servizio. La gente è scontenta e le entrate per le casse comunali sono minori». I conti saranno pronti tra pochi giorni. Intanto però la Lunghi annuncia: «Anche quest'anno facciamo fatica a coprire persino il 50% della spesa totale con la compartecipazione dei genitori».
A votare il cambio quote (ferme da un decennio) è stata la giunta di centrodestra. L'accusa che alcune famiglie muovono all'amministrazione Scatragli è quella di aver azzardato rincari insostenibili su fasce Isee (indicatore della situazione economica equivalente) normali. «La soglia dai 18 mila euro in su - aveva detto un'altra mamma solo qualche mese fa - è diffusa. Non occorre essere "ricconi" per superarla. Basta avere un lavoro e una casa di proprietà». «Di sicuro - commenta l'assessore all'istruzione Giada Lunghi - il meno 46 registrato quest'anno nelle iscrizioni è legato anche agli aumenti introdotti. Finchè il pulmino non costava niente - continua - lo prendevano tutti: anche i bambini residenti a 500 metri dalla scuola. Se un ragazzo abita a 700 metri dall'istituto dovrebbe andare a piedi. In caso di pioggia hanno inventato gli ombrelli e gli impermeabili. La tariffa massima comunque - ricorda Lunghi - equivale a 1 euro e 65 centesimi al giorno: basta non prendere il caffè, ad esempio. Siamo abituati a pensare che i soldi piovano dal cielo per il Comune ma non è così. Arrivano dai cittadini ed è giusto che la comunità partecipi ai servizi ma non per più del 30, 40% al massimo. Fino all'anno scorso - spiega l'assessore - il Comune, e quindi la collettività, pagava il 70% dei servizi a domanda individuale. Tutto questo non è più possibile ed è auspicabile che ci sia una compartecipazione maggiore da parte di chi usufruisce del pulmino o della mensa e non invece, così come avveniva finora, dall'intera cittadinanza».
I genitori però sono sul piede di guerra. «In questo modo - tuona una mamma - non solo resteranno con i bus mezzi vuoti ma non avranno nemmeno quel risparmio che pensavano di ottenere con le nuove tariffe. Vorrei sapere, in fondo all'anno, se il Comune c'ha rimesso o c'ha guadagnato con questi rincari. La maggior parte di quelli che pagavano 180 euro, adesso vincolati al pagamento di 320, hanno ritirato i propri bambini dal servizio. La gente è scontenta e le entrate per le casse comunali sono minori». I conti saranno pronti tra pochi giorni. Intanto però la Lunghi annuncia: «Anche quest'anno facciamo fatica a coprire persino il 50% della spesa totale con la compartecipazione dei genitori».
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