Sicurezza
«Stop alle polemiche inutili»
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Sopra, Simone Balli, più in alto, Vannino Chiti. Chiti risponde a Confartigianato: serve unità per salvare l'azienda
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PISTOIA. «Stop alle polemiche, dobbiamo essere tutti uniti per salvare Breda». L'onorevole Vannino Chiti risponde a Confartigianato e al suo presidente Simone Balli, che nei giorni scorsi aveva attaccato il senatore per alcune dichiarazioni rilasciate in occasione della manifestazioni degli operai della Breda, in merito alle piccole aziende dell'indotto. «Invece di inventarsi polemiche inutili e strumentali, come fa il presidente della Confartigianato pistoiese, e' necessario che tutti i soggetti interessati alla salvaguardia della AnsaldoBreda lavorino unitariamente - replica il senatore Chiti - Questo è già avvenuto ai tempi della realizzazione del nuovo stabilimento e, più di recente, quando l'azienda passò a Finmeccanica: in quelle occasioni ci fu un concorso unitario da parte di sindacati, organizzazioni imprenditoriali, amministratori e cittadini che permise che la questione della Breda superasse i confini della Toscana per diventare un fatto nazionale». Il vice presidente del senato sottolinea come vi siano dei nodi da sciogliere per guardare al futuro di Breda con maggiore serenità: «Oggi l'azienda vive una contraddizione di fondo che bisogna superare: il fatto che conquisti commesse importanti in Italia e nel mondo e, allo stesso tempo, registri da anni un deficit di bilancio considerevole. Nel mio intervento - prosegue il senatore - non ho certo messo al centro delle responsabilità le aziende dell'indotto: non ignoro di sicuro che spesso sono costrette ad una sorta di "anticipazione finanziaria" nei confronti del gruppo committente AnsaldoBreda. Il problema è che occorre superare in modo rapido quella contraddizione tra acquisizione di lavoro e deficit, e questo obiettivo deve essere sentito come fondamentale da tutti i soggetti interessati». «Il primo compito - prosegue la nota - spetta al nuovo amministratore delegato: deve presentare al più presto un piano industriale convincente ed efficace. È al tempo stesso indispensabile che i dirigenti del gruppo siano rigorosamente valutati per la loro capacità e per il loro impegno. Gli stessi sindacati dei lavoratori devono contribuire a raggiungere quell'obiettivo». Anche le piccole imprese dovranno svolgere un ruolo importante in questo processo. «Le aziende dell'indotto non possono tirarsene fuori, come se non le riguardasse - prosegue il senatore - è necessario sempre, e tanto più in questa circostanza, un salto di qualità tecnologico nelle produzioni e un rigoroso rispetto dei tempi di consegna. Come si vede, non si tratta di procedere ad un esame comparato dei meriti e delle colpe, quasi venisse poi richiesto un premio o una punizione. Il compito è ben altro: è quello di assumerci tutti le responsabilità che ci competono per impedire la svendita da parte di Finmeccanica del Gruppo AnsaldoBreda, per evitare che l'Italia abbandoni un settore come quello del ferroviario, che può dare invece, per le sue potenzialità, occasioni di sviluppo e di nuova occupazione». L'intervento si conclude con un appello all'unità: «Il rilancio di questa importante realtà industriale - scrive Chiti - deve essere sentito da tutti, senza perdersi in polemiche poco costruttive. Quello che ci serve è guardare in faccia la realtà, dirci la verità: è così che, ancora una volta, riusciremo a costruire una forte e estesa solidarietà attorno al ruolo di AnsaldoBreda e alle potenzialità che rappresenta per la nostra città e per il nostro Paese».
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