Il Tirreno

Pistoia

«Lavori usuranti, la legge è un pasticcio»

Francesco Albonetti
Un autista del Copit A sinistra Michele Gargini della Filtea Ggil
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Un autista del Copit A sinistra Michele Gargini della Filtea Ggil

La denuncia della Cgil: regole poco chiare e benefici per pochi

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 PISTOIA. Andare in pensione prima per l'impegno particolarmente gravoso del proprio lavoro. Un'opportunità che sarebbero pronti in molti a sottoscrivere, ma il decreto del governo che disciplina la normativa, nonostante sia stato pubblicato ormai cinque mesi fa, lascia poche chance, tagliando fuori molte categorie di lavoratori.  E, soprattutto, è ancora in gran parte nebuloso in quanto manca il decreto attuativo, con la modulistica, che lo rendono effettivamente applicabile. La denuncia-appello viene dalla Cgil, che in questi mesi si è trovata alle prese con molti lavoratori pronti a presentare la richiesta all'Inps o alla Direzione provinciale del lavoro, ma potendo dare una risposta concreta solo a un'esigua minoranza. La situazione attuale vede una scadenza per presentare la domanda, quella del 30 settembre: troppo vicina, tanto che lo stesso ministero del Lavoro, nei giorni scorsi ha annunciato una possibile proroga. La prossima scadenza non è stata ancora decisa. In estrema sintesi, ha diritto al beneficio chi è esposto a turni notturni dalle 22 alle 6 del mattino per almeno 5 ore, chi ha lavorato in mansioni a catena, i conducenti di veicoli pesanti adibiti a trasporto pubblico. Il beneficio principale è la pensione a 57 anni con 35 di contributi. Nel frattempo, ai primi di settembre, sempre il ministero, ha definito e precisato alcuni passaggi poco chiari e incongruenze del decreto legge, per esempio quelli che riguardano il lavoro a cottimo e i lavoratori in mobilità. «Attualmente abbiamo pronte una ventina di domande per accedere ai benefici pensionistici sul lavoro usurante - dice Simonetta Bartoletti della segreteria Cgil - Ma sono centinaiain provincia che ne avrebbero diritto. Purtroppo siamo alle prese con norme di legge troppo stringenti e aggiungiamoci che le precisazioni del ministero sono arrivate soltanto adesso. Per di più, c'è un punto poco chiaro sull'obbligo delle aziende di presentare la documentazione: il decreto dice genericamente che le "aziende sono tenute a presentare", ma non prevede un obbligo vero e proprio, con tanto di sanzioni».  Gli aspetti da chiarire, e in parte chiariti, rispetto alla prima stesura del testo di legge riguardano alcuni settori importanti per l'economia pistoiese: per esempio il cottimo nel calzaturiero. «La legge diceva che viene considerato usurante solo il lavoro retribuito a cottimo - spiega Michele Gargini della Filtea Cgil - Si rifaceva a un vecchio articolo del codice civile, superato però dal fatto che nella contrattazione il cottimo non esiste più da decenni. Nella sua circolare di settembre il governo ha chiarito che non è così, ma intanto le aziende hanno preso alla lettera la prima dicitura e sono ben pochi gli addetti del calzaturiero che hanno potuto usufruire del beneficio. Altro problema, quello che toglie la possibilità dei benefici ha chi nell'ultimo è stato in mobilità. Oppure, non si tiene conto che le ditte fallite o cessate, pensiamo per esempio alla Radicifil, non possono produrre documentazione. Chi attesta il lavoro usurante per quei lavoratori?» «C'è poi tutta la tematica degli autisti, pensiamo al Copit, che negli ultimi anni prima della pensione lasciano ai più giovani i turni di guida pesanti - aggiunge Bartoletti - perdendo così il diritto ai benefici del lavoro usurante. Per non parlare degli infermieri che fanno il turno di notte, ma non rientrano nella legge perché negli ultimi anni hanno svolto mansioni diverse pur avendo lavorato la notte per decenni».

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