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Pistoia

La nuova Iva non scalda i listini

La nuova Iva non scalda i listini

I parrucchieri: «Non faremo pesare il ritocco sui clienti». Le profumerie rinviano

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PISTOIA. Se caffè e tabacchi non sono ancora rincarati - l'aumento delle sigarette scatterà da domani - il ritocco dell'Iva dal 20 al 21% introdotto con la manovra del governo, pesa già da ieri su una serie di altri prodotti e servizi. Un'ampia fascia di commercianti, artigiani e professionisti per i quali il ritocco dell'Iva non arrecherà necessariamente benefici, ma disagi nei nei confronti dei clienti. Tanto che alcune categorie, almeno per ora, non hanno intenzione di aumentare i prezzi.  
Profumerie
e parrucchiere rimandano alla prossima settimana l'innalzamento dell'aliquota Iva al 21%. Da Marionnaud, sul viale Adua, e da La Gardenia, in piazza Gavinana, fanno sapere che le sedi centrali hanno già adeguato il sistema all'Iva, ma per ora questo non ha portato ad un aumento dei prezzi. «Sì - conferma la responsabile del negozio La Gardenia del centro storico - ci hanno già inviato il nuovo programma sul pc, ma per ora non ci sono aumenti». «Tutto viene fatto dalla sede centrale di Milano - aggiunge la responsabile della profumeria Marionnaud - C'è un nuovo programma che prevede il riallineamento dei prezzi sulla base della nuova aliquota Iva. Ma al momento non è ancora entrato in vigore».  Chi non vuole sentire parlare di Iva più alta per le clienti sino ad anno nuovo è il negozio di coiffeur Alessandra, in via Bozzi, nel centro di Pistoia. «Guardi - dice rispondendo al telefono - non mi sembra il caso. E non condivido l'opinione di chi dice che noi avremo aumenti esagerati. Ci aumenta qualcosa, ma non tantissimo. Voglio andare incontro alla clientela, non aumenterò il prezzo almeno fino a gennaio, poi vediamo».  «Ho appreso dal mio commercialista che da oggi avrei dovuto correggere l'Iva sui corrispettivi - dice il parrucchiere Pino Peluso, titolare del negozio Fashion Coiffeur - ma ancora non ho potuto adeguare i registratori di cassa, occorre un esperto di computer e verrà la prossima settimana. Certo questa misura ci mette in condizione di dover ritoccare i listini scaricando sul consumatore. E non possiamo farlo, quindi dobbiamo stringere i denti e tenere i prezzi stabili nonostante l'aumento dell'Iva». 
Passando ai professionisti, fioccano le perplessità. «Dalla mezzanotte dobbiamo applicare l'Iva al 21% sulle fatture - commenta il ragioniere commercialista Luca Tognozzi - Il vero pericolo è il ripetersi dell'effetto euro sulla vendita al dettaglio, cioé gli arrotondamenti. Se un prodotto, poniamo, costa 1 euro, è difficile pensare che verrà fatto pagare 1 euro e 1 centesimo. L'aumento dell'inflazione è in agguato e, come è accaduto con l'euro, si rischia un effetto boomerang».  Analoga l'opinione di Walter Bianchi, geometra, per il quale «l'aumento dell'Iva potrebbe produrre degli arrotondamenti dei prezzi per eccesso dal 5 al 10%, soprattutto sui prodotti che costano poco. Per noi professionisti cambia poco, perché le tariffe sono già alte e per di più i pagamenti avvengono in gran parte con assegni e la legge impone la tracciabilità dei pagamenti». 
Preoccupato l'architetto Alessandro Suppressa: «E' un onere aggiuntivo sulla parcella, che diventa però un aspetto marginale rispetto al vero problema, cioè la grave crisi in cui versa il settore delle costruzioni. Si spolpa una situazione che è già all'osso, non ci sono soldi, molte aziende edili anche grosse sono fallite. Comuni e soprintendenza non commissionano più lavoro, resta qualcosa solo grazie alle Fondazioni e alle banche. Quindi, con una battuta, più che l'aumento dell'Iva il vero problema è riuscire a fare ancora qualche fattura».  L'avvocato Cecilia Turco, critica la misura nell'ottica della sua professione: «Anche noi svolgiamo un servizio sociale prezioso, basti pensare alle separazioni, alla tutela dei minori, alle cause relative al lavoro. E non c'è dubbio che in questo modo andiamo a pesare sui diritti dei più deboli e di coloro già pressati dalla crisi, costretti a rinunciare all'assistenza di un avvocato. E già la normativa sul gratuito patrocinio è molto stringente, praticamente chi ne ha diritto alla fine sono i barboni o poco più».

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