Il dolore
Mutui bloccati e aiuto degli amici
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Lironico cartello dei lavoratori delle due aziende chimiche La difficoltà di andare avanti con tre stipendi arretrati
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PISTOIA. Nessuno è vicino all'età pensionabile, e anche se Inalco assicura di voler andare avanti, tra i lavoratori seduti sui gradini del palazzo della Provincia, sono in pochi a voler provare il brivido di cercarsi una nuova occupazione. «Siamo quasi tutti lavoratori specializzati - commenta Silvia De Meo - con tanti anni passati in un solo settore, e un'età media tra i 40 e i 50 anni». Silvia De Meo lavora alla Rsm da quando ha aperto, nel 1989. È lombarda, ma vive in Toscana da molti anni. Divorziata, ha un figlio da mantenere. Non è l'unica a trovarsi in difficoltà. Gianluigi Raiola, 39 anni, ha moglie e due figli (uno in arrivo) a cui pensare. Anche Giuseppe Abenante, 42 anni, da 16 alla Infra, ha moglie e due figli a carico. «Ho bloccato il mutuo, e messo in vendita la casa. Non potevo fare altrimenti». Pesano i tre stipendi arretrati, ma fanno nascere amarezza anche le altre decisioni assunte da Inalco per far fronte alla mancanza di liquidità. «Da 21 mesi - spiega Alessandro Lenzi, Rsu della Cgil - non vengono pagate le mensilità del Fonchim, il fondo per i chimici, nel quale va a finire tutto il nostro Tfr. I lavoratori continuano a versarci la propria percentuale, l'azienda no». Sono stati aboliti i ticket per la mensa e anche il rimborso parziale delle spese mediche previsto dal Faschim, il fondo sanitario del settore. E non solo. «Da due anni - racconta Liana Salsini, 49 anni, ricercatrice di Serravezza - non ho più il rimborso per le spese effettuate con la macchina aziendale che uso per venire al lavoro. Sono circa 500 euro al mese che metto di tasca mia». Uomini e donne, dipendenti della Infra e della Rsm, restano in attesa dell'esito della riunione per più di tre ore. Parlano delle loro difficoltà, di quelle dei colleghi assenti. Citano il caso di una coppia - marito e moglie, entrambi dipendenti della Rsm - e la decisione di lei di licenziarsi e di accettare un lavoro a tempo determinato. «Hanno due figli», dice Silvia De Meo. Tre parole che fanno capire tutto. Emblematico anche il caso di Luca Pesci, 44 anni, da 22 alla Infra. «Sono divorziato. Ho due figli e una ex moglie a cui devo dare ogni mese 450 euro. Senza stipendio non ce l'ho fatta a pagare l'affitto e ho ricevuto lo sfratto. Non avendo più i genitori ho dovuto chiedere ospitalità ad un'amica, ed è qui che, due volte al mese, vedo i miei figli. Non è una situazione facile». In pochi hanno parole di accusa per Cipolletti. E anche lui, all'arrivo in San Leone, ha sembrato avere sguardi e parole di sincera vicinanza nei confronti dei lavoratori. «È stato un grande imprenditore - commenta Liana Salsini - Forse non è riuscito a rimanere al passo con i tempi». «Speriamo - aggiunge Marco Passerini, 48 anni, nel gruppo da 25 - che ci dica qualcosa di concreto». Speranza disattesa. Le acque difficili in cui naviga Inalco non rendono ancora possibile alcuna certezza. T.G.
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