Il Tirreno

Pistoia

Espropri, un calvario milionario

F.Cl.
Il parcheggio di via Sbertoli
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Il parcheggio di via Sbertoli

A colpi di sentenze oltre 16 milioni dal Comune agli ex proprietari

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 PISTOIA. L'ultimo caso è stato quello del parcheggio di via Sbertoli: i terreni furono espropriati per una somma di 40.692 euro, ma i proprietari - dopo essersi rivolti alla giustizia amministrativa - hanno ottenuto un risarcimento di circa 950.000 euro. Si tratta di una decisione che la Corte d'appello di Firenze potrebbe cambiare (anzi, l'ufficio legale del Comune è fiducioso al riguardo), ma il Comune dovrà comunque procurarsi la somma per ogni evenienza, riconoscendo un debito fuori bilancio.  Ma il meccanismo "esproprio - ricorso - stangata sulle casse comunali" si è ripetuto numerose volte in questi ultimi anni. Mettendo in fila solo i casi più clamorosi, si può ricordare l'esproprio per l'ampliamento del canile di via Agati (232.500 euro il valore che il Comune dovrà riconoscere ai proprietari), il terreno del parco di Barile (1,6 milioni), i terreni del Peep di Ponzano (765.000 euro), quelli degli alloggi del Rovo di Gello (532.000), per non parlare dell'operazione più "pesante" di tutti, il maxi-esproprio per l'area insediamenti produttivi di via Erbosa, che ha portato i proprietari, dopo una lunga trafila giudiziaria, ad ottenere il diritto ad un risarcimento di 12 milioni di euro.  Mettendo insieme queste cifre, si superano i 16 milioni di euro: una cifra enorme, tre milioni in più di quello che il Comune incassa in un anno di Ici, tanto per rendere l'idea.  Ma perché Palazzo di Giano si trova a pagare queste stangate? Perché i tribunali amministrativi danno quasi sempre ragione ai proprietari? È colpa di dirigenti poco avveduti? Ogni vicenda, bene precisarlo, ha una storia a sé e in alcuni casi i gruppi di opposizione in consiglio comunale hanno criticato le scelte degli uffici in queste vicende. Ma alla radice di tutte c'è una serie di sentenze della Corte costituzionale che - negli anni - ha demolito i riferimenti normativi in materia di risarcimenti sugli espropri. «Le indennità contestate - spiega l'assessore all'urbanistica Silvia Ginanni - erano calcolate sulla base delle leggi vigenti, la 865 del 1971 e poi la 353 del 1998, che consentivano di fare gli espropri riconoscendo la metà circa del valore reale dei terreni. Queste norme sono state poi dichiarate incostituzionali, quindi le indennità calcolate su quelle basi sono state quasi sempre impugnate e rideterminate sulla base del valore pieno. Più di recente altre norme hanno indicato come riferimento per gli enti locali il valore agricolo medio, ma anche quello è stato dichiarato incostituzionale. Quindi la storia si sta ripetendo».  Queste circostanze, da sole, non spiegano tutti i casi. Ma certo chiariscono in quali acque sono costretti a navigare gli uffici comunali. «Non solo quelli di Pistoia, ma di tutti i Comuni» aggiunge l'assessore.  «Oltretutto - aggiunge Ginanni - quando l'esproprio riguarda un piano di edilizia popolare, siamo obbligati a pagare e poi a richiedere a nostra volta ai proprietari degli alloggi, ciascuno per la sua parte, la restituzione della cifra».

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