Il Tirreno

Pistoia

La Cina vuole il Made in Quarrata

Marta Quilici
Qui sopra Beatrice Bini (Pmi)
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Qui sopra Beatrice Bini (Pmi)

Offerto ai mobilifici locali uno showroom di 6000 metri quadrati

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 QUARRATA. I mobili delle piccole aziende quarratine esposti un maxi showroom in Cina. Il posto c'è già: uno showroom di seimila metri quadri posto su due piani in una città (di 6-7 milioni di abitanti) vicino a Shangai. C'è già anche il canale di commercializzazione: un gruppo di imprenditori e politici cinesi che vuole proporre al mercato interno una nicchia di artigianato italiano di qualità. Mancano, per ora, soltanto le aziende quarratine.  Ad intercettare l'interessantissima occasione per l'economia quarratina, è stato l'assessore alle attività produttive del Comune di Quarrata, Giovanni Dalì, che ha girato la proposta al Consorzio Pmi. Con una email alle associazioni di categoria e alle aziende del territorio il Consorzio di promozione del mobile imbottito ha sollecitato tutte le realtà artigianali cittadine a partecipare al progetto. Ma il tempo stringe: i cinesi vogliono aprire il nuovo showroom a dicembre e comunque prima della data del Capodanno cinese, periodo più caldo per lo shopping. Le adesioni dovranno pervenire ad Assindustria entro il 16 settembre e a fine mese sarà organizzata una riunione con le aziende interessate.  «Il 5 settembre scorso - spiega Beatrice Bini, presidente di Pmi - ho avuto un incontro con due rappresentanti del gruppo di investitori cinesi, accompagnati dall'assessore Dalì. Loro ritengono un'opportunità commerciale aprire in Cina uno showroom dedicato esclusivamente all'artigianato Made in Italy, soprattutto dopo lo scandalo cinese della società Da Vinci, che vendeva prodotti Made in Cina spacciandoli come Made in Italy. Per questo ricercano aziende totalmente Made in Italy e non vogliono prodotti italiani fabbricati da cinesi in Italia».  I prodotti si divideranno in due categorie: una fascia alta e una fascia medio alta in vari stili, dal classico, al moderno, fino al design. E non si tratta soltanto di divani, ma anche arredamenti, bagni, illuminazione, oggettistica, ceramiche, marmi, tendaggi, biancheria, piatti, quadri.  Le aziende che vorranno esporre i propri prodotti non pagheranno alcun affitto.  Il trasporto sarà a carico delle aziende che si organizzeranno in gruppo fino al porto di Shangai. «Le aziende - spiega l'assessore Dalì - dovranno pagare poco più di mille euro per pagare il container che porterà i prodotti in Cina e poi basta. Se Quarrata non coglie neppure questa opportunità, non saprei proprio cosa dire. Il contatto con questo gruppo è nato attraverso vari passaggi. La moglie di uno di questi investitori cinesi, comunque, vive a Quarrata. A differenza di quanto si possa pensare, i cinesi, per il loro mercato interno, sono molto esigenti sulla qualità del prodotto: vorrebbero, ad esempio, la tracciabilità del prodotto, che credo sia una sfida da cogliere, a prescindere dallo showroom, per gli imprenditori di Quarrata: sarebbe un buon passo riuscire a tracciare il prodotto fin dall'origine. Credo, inoltre, sia l'occasione per far ripartire il progetto di rete di impresa che per il momento è naufragato per varie ragioni».  I cinesi vorrebbero infatti anche la certificazione di un marchio- ombrello che racchiuderà tutte le collezioni, anche se le aziende fattureranno ed incasseranno singolarmente. Richiedono anche una figura italiana, arredatore o design, che sia disposto ad andare a vivere per un periodo di tempo in Cina, stipendiato dalla società cinese.

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