Il dolore
L’anziano era stato abbordato alla stazione. Un altro episodio simile nel mese di agosto
Adescato e rapinato in casa
Tiziana Gori
◗
La stazione di PistoiaRagazza e un complice catturati grazie alle videocamere
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PISTOIA. La ragazza l'aveva adescato al bar della stazione, facendo capire di poter intrattenersi con lui anche in un luogo più appartato. Ma una volta nell'appartamento dell'anziano, il complice di lei ha bussato alla porta. «Polizia, dobbiamo fare una perquisizione». Una volta aperto l'anziano, 74 anni, è stato aggredito e rapinato. I due sono stati arrestati dopo poco più di un'ora dalla polizia, e le indagini hanno permesso di accertare che la ragazza, 24 anni, pistoiese, si era già resa protagonista di un episodio identico ad agosto.
La polizia non esclude che altre persone siano rimaste vittime di "agguati" simili e che, magari per un senso di pudore, preferiscano non denunciare il fatto. «Un timore da rimuovere - commenta il questore Maurizio Manzo - Stiamo in effetti cercando di appurare se altre persone abbiano subìto lo stesso tipo di rapina».
Il precedente. La storia gravita nell'ambiente della tossicodipendenza. Il mese scorso un giovane venne aggredito e derubato in un vicolo mentre si stava appartando con una ragazza. Il rapinatore fu catturato poco dopo, e denunciò la giovane, che nel frattempo si era defilata, quale sua complice. «È stata sua l'idea, mi ha detto di rubarle la borsetta per rendere il tutto più credibile». La ragazza, che ormai aveva fatto perdere le tracce, è stata denunciata a piede libero.
Il piano. Un mese dopo, ecco la rapina finita male, che porta in carcere sia la donna che il nuovo complice. È passata da poco l'ora di pranzo di martedì. Lei nota un anziano al bar della stazione. Si avvicina, lo abborda, gli fa capire di essere disposta ad appartarsi con lui. «Sono in scooter, possiamo andare a casa mia», gli dice lui. E si dirigono verso la periferia est della città, dove abita l'anziano. Il complice della ragazza, 42 anni, che li aveva seguiti, bussa dopo pochi istanti alla porta, fingendosi un poliziotto.
L'anziano lo fa entrare. «Devo fare una perquisizione», dice il finto polizotto, che invece lo spinge sul divano, lo immobilizza e, minacciandolo, gli intima di consegnargli il portafoglio. Ci sono solo 55 euro all'interno, ma nell'appartamento non mancano oggetti di un certo valore: un cellulare, un notebook, un casco da motociclista, e le chiavi del ciclomotore, a bordo del quale i due si danno alla fuga.
La cattura. L'anziano chiama il 113. Anche se la zona rientra tra quelle di competenza dei carabinieri, si mettono alla ricerca dei rapinatori gli agenti della Squadra mobile della polizia, diretti dal vicequestore Antonio Fusco. «Era sotto choc - spiega Fusco - ma ha riconosciuto il complice. L'aveva visto parlare con la ragazza alla stazione. Dalla descrizione dei due abbiamo capito che potevamo indirizzare le nostre indagini nell'ambiente dei tossicodipendenti che gravitano sulla Sala». Utilissime le videocamere. Una rapida visione al sistema di sorveglianza ed ecco i due: entrano nell'appartamento di un terzo complice, denunciato poi per favoreggiamento, e ne escono poco dopo con indumenti nuovi.
Nella casa del terzo complice, un cinquantenne, vengono trovati la maglietta di colore arancione indossata dal finto poliziotto, cambiata con un'altra t-shirt prestata dall'uomo. Anche lui era alla stazione. Il piano era stato preparato con cura, senza però pensare all'occhio del Grande Fratello. I due rapinatori sono stati rintracciati dopo poco più di un'ora sulla Sala, arrestati e messi a disposizione del sostituto procuratore Claudio Curreli, che ha diretto le indagini.
La polizia non esclude che altre persone siano rimaste vittime di "agguati" simili e che, magari per un senso di pudore, preferiscano non denunciare il fatto. «Un timore da rimuovere - commenta il questore Maurizio Manzo - Stiamo in effetti cercando di appurare se altre persone abbiano subìto lo stesso tipo di rapina».
Il precedente. La storia gravita nell'ambiente della tossicodipendenza. Il mese scorso un giovane venne aggredito e derubato in un vicolo mentre si stava appartando con una ragazza. Il rapinatore fu catturato poco dopo, e denunciò la giovane, che nel frattempo si era defilata, quale sua complice. «È stata sua l'idea, mi ha detto di rubarle la borsetta per rendere il tutto più credibile». La ragazza, che ormai aveva fatto perdere le tracce, è stata denunciata a piede libero.
Il piano. Un mese dopo, ecco la rapina finita male, che porta in carcere sia la donna che il nuovo complice. È passata da poco l'ora di pranzo di martedì. Lei nota un anziano al bar della stazione. Si avvicina, lo abborda, gli fa capire di essere disposta ad appartarsi con lui. «Sono in scooter, possiamo andare a casa mia», gli dice lui. E si dirigono verso la periferia est della città, dove abita l'anziano. Il complice della ragazza, 42 anni, che li aveva seguiti, bussa dopo pochi istanti alla porta, fingendosi un poliziotto.
L'anziano lo fa entrare. «Devo fare una perquisizione», dice il finto polizotto, che invece lo spinge sul divano, lo immobilizza e, minacciandolo, gli intima di consegnargli il portafoglio. Ci sono solo 55 euro all'interno, ma nell'appartamento non mancano oggetti di un certo valore: un cellulare, un notebook, un casco da motociclista, e le chiavi del ciclomotore, a bordo del quale i due si danno alla fuga.
La cattura. L'anziano chiama il 113. Anche se la zona rientra tra quelle di competenza dei carabinieri, si mettono alla ricerca dei rapinatori gli agenti della Squadra mobile della polizia, diretti dal vicequestore Antonio Fusco. «Era sotto choc - spiega Fusco - ma ha riconosciuto il complice. L'aveva visto parlare con la ragazza alla stazione. Dalla descrizione dei due abbiamo capito che potevamo indirizzare le nostre indagini nell'ambiente dei tossicodipendenti che gravitano sulla Sala». Utilissime le videocamere. Una rapida visione al sistema di sorveglianza ed ecco i due: entrano nell'appartamento di un terzo complice, denunciato poi per favoreggiamento, e ne escono poco dopo con indumenti nuovi.
Nella casa del terzo complice, un cinquantenne, vengono trovati la maglietta di colore arancione indossata dal finto poliziotto, cambiata con un'altra t-shirt prestata dall'uomo. Anche lui era alla stazione. Il piano era stato preparato con cura, senza però pensare all'occhio del Grande Fratello. I due rapinatori sono stati rintracciati dopo poco più di un'ora sulla Sala, arrestati e messi a disposizione del sostituto procuratore Claudio Curreli, che ha diretto le indagini.
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