Gioco
I volti e le storie dietro le bandiere: la studentessa, limprenditrice, gli operai
«Siamo qui per difendere il nostro futuro»
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Da sinistra in alto in senso orario: Sarra Kalfallah, Silvia Landi Massimiliano Cadeddu Roberta Scoti e Michele Maiolino 3 MINUTI DI LETTURA
PISTOIA. «I compromessi iniziano appena si esce da scuola. Mi sono diplomata a luglio al liceo scientifico. Ho scelto di iscrivermi alla facoltà di ostetricia. Purtroppo dovranno mantenermi i miei genitori per tutto il tempo dell'Università: le tasse sono alte. E poi, una volta laureata, lo troverò un lavoro? Riuscirò a mantenermi da sola?». Silvia Landi non ha ancora 20 anni e già ha dei punti interrogativi sul suo futuro lavoratiivo. A giorni farà il suo ingresso nel mondo dell'Università: tasse sempre più alte, ma sempre meno corsi e materie per il blocco del turn over dei professori, un esercito di ricercatori sottopagati, con una laurea 110 e lode in mano, ma precari a vita. «Provo molta amarezza per questa situazione. Per questo partecipo allo sciopero - spiega Silvia - molti miei compagni hanno scelto la facoltà dettati dai propri interessi, senza pensare allo sbocco lavorativo. Giusto. Dovrebbe essere così. In realtà hanno in testa un bollino con scritto "disoccupato a vita"». Ieri mattina al presidio in piazza Duomo organizzato dalla Cgil per lo sciopero generale di otto ore c'erano migliaia di persone. Tanti i lavoratori dipendenti, ma non solo. «Io sono una imprenditrice - racconta Roberta Scoti, titolare di un esercizio di copisteria, fotocopie, rilegatura tesi - ho una ditta individuale. Oggi ho abbassato la saracinesca e sopra ho scritto "Chiuso per sciopero". Sono imprenditrice non per scelta, ma per necessità. Mi sono riaffacciata sul mondo del lavoro quando avevo 40 anni e a quell'età una donna non trova nessun impiego. Così ho fatto tutto da me. Questa manovra peggiora ulteriormente le cose. Per questo ho deciso di chiudere». Sarra Kalfallah è una studentessa, ha 15 anni ed è di origine tunisina. «Quest'anno frequento la 1ªD del liceo pedagogico. Dopo la scuola non so cosa farò. Di sicuro voglio continuare gli studi e poi spero in un lavoro. Partecipo allo sciopero perché questa manovra non mi piace. Rende tutto più difficile». Presente in gran numero l'indotto Breda. «Ho 63 anni e lavoro in via Ciliegiole dal 1988, sempre nell'indotto - spiega Michele Maiolino, della ditta Palumbo - Noi abbiamo un doppio motivo per scioperare oggi. Da una parte c'è la manovra che colpisce chi ha meno soldi e ha sempre pagato le tasse e non tocca chi naviga nei privilegi. Dall'altra c'è la vicenda interna della Breda: se viene venduta, i primi a rimetterci sono i lavoratori dell'indotto». Anche Massimiliano Cadeddu lavora nell'indotto Breda: nella Miri. Lui, però, di anni ne ha 34 e un futuro davanti ancora da costruire: «E' dal 2007 che sento dire che ci saranno degli esuberi nell'indotto - dice - adesso, con l'ipotesi di vendita è tutto incerto. Come vedo il futuro? Buio. Un grande punto interrogativo. Sono molto preoccupato. Le dichiarazioni che ha fatto Orsi sulla stampa, non solo non sono state mai smentite, ma sono state persino ribadite in un'altra intervista». M.Q. ALTRI SERVIZI A PAG. 2 E 3
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