Sicurezza
Sciopero, si allunga la lista di adesioni
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La manifestazione di giovedì scorso dei lavoratori Tutti i sindaci di centrosinistra appoggiano l'iniziativa della Cgil In piazza anche il presidente Fratoni, i consiglieri regionali Bini e Venturi
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PISTOIA. Mentre proseguono le iniziative della Cgil in preparazione dello sciopero generale di domani, con la manifestazione provinciale a Pistoia in Piazza Duomo ore 10, si allunga l'elenco di coloro che appoggiano la protesta indetta dal sindacato. Nei giorni scorsi in un incontro tenutosi presso la Camera del Lavoro gli esponenti locali dei partiti del centro sinistra (Pd, Idv, Verdi, Sel, FedSin) avevano preannunciato sostegno e partecipazione alla manifestazione. Nelle ultime ore si sono aggiunte le prese di posizione degli amministratori. Oltre al Presidente della Provincia Federica Fratoni, hanno dato in blocco la propria adesione all'appello promosso dalla Cgil i sindaci delle amministrazioni di centro sinistra della provincia: Renzo Berti, Sabrina Sergio Gori, Rinaldo Vanni, Giuseppe Bellandi, Eleanna Ciampolini, Renzo Mochi, Massimo Alemanni, Daniele Bettarini, Pier Luigi Galligani, Massimo Niccolai, Giuseppe Chiaramonte, Carla Strufaldi, Antonio Pappalardo, Riccardo Franchi, Luca Bernardi, Marcello Melani, e Giampiero Danti. Molti di questi hanno assicurato la loro presenza (o dell'amministrazione) alla manifestazione in piazza. Molti anche i rappresentanti della politica che hanno dichiarato la propria adesione allo sciopero: il vice Presidente del Senato Vannino Chiti, l'onorevole Lido Scarpetti e i consiglieri regionali Caterina Bini e Gianfranco Venturi. Al tempo stesso è molto ampio ed è in continuo aggiornamento l'elenco delle associazioni e comitati pistoiesi che hanno manifestato il proprio sostegno all'iniziativa. «Con la manovra economica del Governo - dichiara la Cgil - si agisce tra l'altro sui conti degli enti locali determinando, peraltro con grossolane indicazioni di risparmio, consistenti tagli alla spesa, ai quali si aggiunge un prelievo diretto e indiretto sulle persone, a svantaggio in particolare delle fasce più deboli. Per questo abbiamo giudicato questa manovra iniqua perché a pagare saranno i soliti noti e depressiva per l'economia del paese per la totale assenza di politiche per la crescita. I tagli previsti e il mantenimento degli obblighi derivanti dal patto di stabilità, causeranno il tracollo dei bilanci. Ma il paese non può permetterselo, perché le autonomie, e a maggior ragione i comuni, sono le istituzioni più vicine ai cittadini, quelle che offrono i servizi collettivi e l'assistenza alla persona».
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