Il dolore
Aperta la caccia al piromane
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I vigili del fuoco impegnati a spegnere un incendio lungo una strada di collina Appostamenti e controlli della Forestale dopo la raffica di incendi dolosi
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S.MARCELLO. È caccia ai piromani sui monti pistoiesi. Dopo i numerosi incendi dolosi che nelle ultime settimane hanno distrutto ettari di bosco, sono stati rafforzati i controlli, sia lungo le vie di accesso che all'interno delle aree verdi a rischio. Giorno e notte, pattuglie del Corpo forestale dello Stato - ma anche di volontari ed altre forze dell'ordine - sono impegnate in perlustrazioni e appostamenti, soprattutto sulla Montagna. Proprio qui, sia sul versante pistoiese che su quello valdinievolino, si sono verificati gli ultimi episodi dolosi. L'ultimo, martedì pomeriggio, nei boschi di Vizzaneta, nel comune di San Marcello, dove un piromane ha appiccato il fuoco in quattro diversi punti, distanti circa duecento metri l'uno dall'altro, mandando in cenere tre ettari e mezzo di bosco ceduo. Una patologia incontrollabile che spinge ad appiccare il fuoco, oppure una sorta di vendetta - magari per una sanzione ricevuta - nei confronti di chi poi l'incendio è chiamato a domarlo: non ci sono motivazioni di natura "economica" alla base di questi episodi distruttivi. In Toscana infatti gli incendi non sono un affare per nessuno. I vincoli per le aree bruciate e la normativa per il personale del settore sono tra i più stringenti a livello nazionale. Nella nostra regione nessun soggetto può, in alcun modo, ottenere benefici in relazione al verificarsi di incendi boschivi. La normativa regionale (basata sulla legge nazionale n. 353 del 2000) prevede che nelle aree bruciate siano vietate l'edificabilità (per 10 anni), il pascolo (10 anni), la trasformazione del bosco in altra coltura (15 anni) e la caccia (limitatamente alle aree boscate). Le norme sono molto stringenti anche per tutti coloro che cooperano all'azione antincendio e che, teoricamente, potrebbero trarre vantaggio da un incremento dell'attività: così, per esempio, il servizio aereo di supporto all'antincendio riceve un corrispettivo forfettario che è indipendente dal numero e dall'entità degli eventi. Così come le associazioni di volontariato: che gli incendi siano uno o cento, ricevono sempre la solita cifra. Inoltre, tutti gli interventi sia di prevenzione che di ripristino, sono effettuati con maestranze forestali assunte con contratti a tempo indeterminato, senza effettuare appalti o affidamenti a strutture esterne. Fortemente dissuasiva è anche la norma del regolamento forestale che, nei periodi di massima pericolosità, prevede un inasprimento delle multe per chi accende fuochi nelle aree boscate e in quelle limitrofe: nei comuni considerati più a rischio le multe possono arrivare sino a 10mila euro. Per quanto riguarda la inedificabilità delle aree colpite da incendi, la legge ha previsto anche l'istituzione di un apposito catasto a livello comunale. Ma gran parte dei Comuni non ha, a tutt'oggi, un catasto aggiornato delle aree in questione. Una negligenza che potrebbe favorire tentativi di speculazione? A togliere le castagne dal fuoco, ci ha pensato la quinta sezione penale della Corte di Cassazione che, con una sentenza del 2003, ha ribadito che i terreni boschivi colpiti da incendi, non sono edificabili per almeno dieci anni anche in caso di mancata attuazione dell'apposito catasto. I giudici di piazza Cavour hanno sottolineato che la legge 353/2000 è stata voluta dal legislatore per prevenire l'attività di piromani spinti alla distruzione dei boschi per sfruttare nuovi terreni a fini edilizi. e la mancata attuazione della ricognizione e della stesura dell'apposito catasto non può essere confusa con la mancata realizzazione di una condizione sospensiva dell'efficacia della legge: non è pensabile, senza contraddire con la lettera ed il fine della norma, che la sua attuazione sia affidata alla solerzia di qualche funzionario comunale.
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