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Macché States l'anima del jazz è alla Rocca
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Maurizio Tuci, direttore artistico del Serravalle Jazz3 MINUTI DI LETTURA
SERRAVALLE Uscirà nel corso dei prossimi mesi il libro dedicato al Serravalle Jazz, uno dei festival più apprezzati dagli amanti del genere musicale. Il libro, composto da centinaia di fotografie, dovrebbe vedere la luce entro la fine di quest'anno. Un omaggio che il curatore Maurizio Tuci ha voluto rivolgere al festival in occasione della sua decima edizione. Da oggi il borgo medievale di Serravalle sarà animato dai protagonisti italiani del jazz. Brani inediti del cantante americano Chat Baker saranno presentati nel corso dell'ultima serata dal musicista Mauro Grossi che ne ha curato gli arrangiamenti. Un programma ricco, denso di incontri che ha visto impegnati il Comune di Serravalle e la Fondazione Caripit sotto la guida del direttore artistico Maurizio Tuci. Un successo che si ripete ormai da dieci anni e che ha visto in Tuci il suo più grande artefice. Quella per il jazz è una passione nata all'età di 14 anni, che ancora oggi lo accompagna dovunque vada. La si ritrova nei nomi di vecchi musicisti che ai più saranno sconosciuti, ma che pronunciati da Maurizio Tuci assumono i contorni di un ricordo lontano non privo di una punta di nostalgia. «La mia biblioteca trabocca di libri e riviste dedicate al jazz - racconta Tuci - alcune di queste risalenti addirittura al periodo della guerra. Conservo ancora gelosamente alcuni 45 giri di cantanti degli anni '30 che hanno contribuito ad esportare il genere in tutto il mondo». Inutile dire che persona più adatta a dirigere un festival come quello di Serravalle non poteva essere trovata. «Lo spunto che ha portato a questa rassegna musicale ci venne durante un concerto all'ombra della rocca di Castruccio - spiega Tuci - Ricorreva il 170º anniversario della Fondazione Caripit e per l'occasione organizzai una serata ispirata ai ritmi del jazz. Con me si trovavano il sindaco di Serravalle e il presidente della Fondazione Ivano Paci che rimasero talmente colpiti dall'organizzazione da propormi di ripetere un simile appuntamento negli anni successivi». La prima edizione fu un successo: a una serata parteciparono circa cinquecento persone. Oggi i numeri sono ben diversi, merito anche dell'impegno dei tanti volontari che affiancano nel suo lavoro il direttore artistico. L'anno scorso al festival hanno partecipato circa 3000 appassionati. Si può dire che Maurizio Tuci abbia davvero percorso il mondo in lungo e in largo per inseguire la sua passione. Nel '92 partì per New York, dove sarebbe dovuto restare per diversi mesi. «Accorciai il mio soggiorno nella metropoli per tornare furibondo in Italia - racconta a malincuore - perché trovai un ambiente ignaro del grande patrimonio musicale che possedeva. Un venerdì sera andai in un locale vicino al mio albergo per ascoltare Jaki Byard, pianista di Charles Mingus. Feci tutto in fretta per essere sicuro di riuscire almeno ad entrare. Arrivato nel locale mi sarei aspettato di trovarlo gremito, invece oltre a me ci saranno state a mala pena altre quindici persone. E la sera seguente non andò meglio: in tutto saremmo stati in otto». Un incontro che lo segnò nel profondo fu quello con Chat Baker, quando il cantante fece tappa a Roma nel 1981 per un concerto. Dopo l'esibizione Tuci raggiunse l'artista e ci scambiò qualche parola. «Nel '68 Baker fu malmenato e i suoi aggressori gli spaccarono quasi tutti i denti. Durante quella conversazione non ho potuto fare a meno di guardare la sua bocca. Sono rimasto talmente impressionato da non aver chiuso occhio per una settimana intera».
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