Il Tirreno

Pistoia

Comune unico, una babele

Elisa Valentini
Il sindaco di Abetone Giampiero Danti è scettico sul Comune unico
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Il sindaco di Abetone Giampiero Danti è scettico sul Comune unico

L'ok bipartisan di Strufaldi e Ceccarelli, il no di Danti e Melani

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SAN MARCELLO. È un passo inesorabile la trasformazione della Comunità Montana in unione dei Comuni, argomento che sarà dibattuto nell'assemblea del 30 agosto. Giunta e consiglieri si confronteranno sulla questione, in una fase di transizione e mutamento che ha già acceso i primi fermenti fra gli amministratori locali. Se si sommano il rischio scomparsa dei piccoli comuni (Abetone nella fattispecie) nel mirino della Finanziaria e l'obbligo, per le realtà sotto 5mila abitanti, di associare le sei funzioni fondamentali entro il 1 gennaio 2014, il clima che si respira è di autentica fibrillazione. In tempi di incertezza, viene spontaneo immaginare gli scenari amministrativi futuri della montagna pistoiese. C'è chi vede nell'Unione dei Comuni «un passo obbligato», c'è chi la ritiene una fase propedeutica a "San Cutiglione". Cosa ne pensano i sindaci del Comune Unico? Abbiamo confrontato le varie opinioni. È nota la posizione di Danti a sostegno dell'autonomia di Abetone. «Non è giusto cancellare un comune virtuoso, che ha fatto la storia del turismo italiano quale maggiore stazione sciistica toscana con un'economia per il 90% turistica. Idem per Cortina, Sestrière e Portofino con cui sono in contatto. Il mio non è campanilismo: la nostra amministrazione costa 22mila euro l'anno, eliminarla servirebbe a poco. Va bene associare le funzioni, ma verifichiamo che i risparmi siano effettivi nella realtà di un territorio molto vasto. Il passaggio in Emilia era una battuta. Non ho niente contro Cutigliano e la Toscana, però Fiumalbo è più affine ad Abetone poiché vive di riflesso al suo turismo». Due i fermi sostenitori del Comune Unico. «Da vent'anni ribadisco che il futuro della montagna pistoiese sta in un'unica amministrazione - afferma Ceccarelli - l'unione dei Comuni assocerà funzioni importanti come il diritto allo studio e la polizia municipale, mantenendo le deleghe di bonifica, agricoltura e forestazione della Comunità montana. Ma il futuro è fondere Abetone, Cutigliano, Piteglio e S.Marcello in un comune omogeneo territorialmente, forte di 11mila abitanti, con una visione di sviluppo comprensoriale, amministratori ben preparati settorialmente e notevole risparmio nell'apparato». «Al di là della contingente manovra finanziaria, penso che l'unione dei Comuni sia una tappa intermedia verso il Comune Unico - concorda Strufaldi - per una volta releghiamo i campanilismi a folklore e siamo artefici di un'operazione che darà vero slancio alla montagna, con risparmi sulle varie strutture». Più ponderata l'opinione di Gaggini. «La realtà prossima e certa sono le 6 funzioni associate. Il passaggio al Comune Unico non è da risolversi domani. I comuni più simili per vocazione, tradizioni e popolazione e più facilmente amministrabili unitamente sono i 3 della Val di Lima, ma è difficile escludere S. Marcello. Adesso siamo come il negozietto sotto casa che vende un piccolo assortimento di specialità (servizi): procediamo solo se certi di divenire un supermercato che eccelle in quantità e qualità». Sambuca è geograficamente troppo diversa. «Abbiamo due strade aperte: l'Unione dei Comuni o l'Associazione dei Comuni - spiega Melani - ma rimarremo autonomi rispetto agli altri comuni della montagna a noi poco affini».

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