Italia
In carcere per aver picchiato la convivente
T.G.
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Il Pronto soccorso del Ceppo Lei era rimasta in prognosi riservata per quattro giorni
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PISTOIA. Quando l'aveva accompagnata al Pronto soccorso la ragazza stava molto male. I medici hanno capito subito che andava operata d'urgenza. Le è stata asportata la milza, è rimasta 4 giorni in prognosi riservata e quando ha trovato la forza di parlare ha detto di essere caduta dalle scale. Ma medici e polizia non le hanno creduto. Dopo tre mesi di indagini, con il lavoro paziente e tenace degli agenti di polizia giudiziaria, che sono riusciti ad aprire un varco nel muro di omertà della comunità rom, Paolo Maria Comelli, convivente della ragazza, è stato arrestato con l'accusa di lesioni gravissime. È stato lui, secondo il gip Matteo Zanobini, che ha disposto la misura di custodia cautelare in carcere, a provocare la rottura traumatica della milza alla sua compagna. Quando si è accorto che stava male l'ha accompagnata all'ospedale. Lei ha mentito per salvarlo. E quando è guarita, succube della personalità violenta del compagno, è tornata a vivere con lui, in una delle roulotte della comunità rom che stazionano in via Salvatorelli, nella zona industriale di Sant'Agostino. Riuscendo a squarciare il velo di silenzio che circonda i rom, la sezione di polizia giudiziaria della polizia di stato in forza alla procura della repubblica, ha raccolto le testimonianze utili affinché il gip ritenesse di avere gli elementi sufficienti per richiedere l'arresto di Comelli. Pregiudicato, con alle spalle vari tipi di reati, Comelli, 30 anni, era uscito dal carcere nel dicembre del 2010. Dalle notizie raccolte dalla polizia, pare che la sua storia con la ragazza, 22 anni, pistoiese, sia iniziata poco dopo. Lei ha una figlia di 4 anni da una precedente relazione. Anche il Comelli ha avuto tre figli da una donna della comunità rom. Il 22 maggio Paolo Comelli ha accompagnato la giovane al Pronto soccorso. Stava male, è stata operata d'urgenza, e l'intervento ha richiesto l'asportazione della milza. È rimasta in prognosi riservata per 4 giorni, e quando si è risvegliata ha detto ai medici di essere caduta dalle scale. Il chirurgo non le ha creduto: una caduta non era compatibile con il tipo di lesioni riportate dalla giovane. La procura, chiamata a svolgere accertamenti sul caso, ha chiesto una perizia tecnica, che ha confermato la tesi dei sanitari del Ceppo. Su disposizione del procuratore capo Renzo Dell'Anno, la polizia giudiziaria ha stretto il cerchio intorno alla comunità rom. Fondamentale, in questo senso, il lavoro svolto dall'agente Luciana Squarci, che ha rotto il muro di omertà tipico di questa comunità. Soprattutto nei confronti delle donne. La ragazza non appartiene a quella comunità ma, secondo gli inquirenti, era soggiogata dalla personalità violente del compagno. Uscita dall'ospedale (ha avuto 40 giorni di prognosi per la guarigione) è tornata a vivere con lui. E a nulla sono valsi i tentativi dei servizi sociali di allontanarla. La polizia l'ha trovata in via Salvatorelli quando ieri mattina è andata ad arrestare il convivente.
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