Sicurezza
Il siciliano che scoprì l'Appennino
Paolo Gestri
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Lartista siciliano Pietro Montante nel suo atelier Montante ha trasformato la sua casa in un atelier
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PORRETTA. L'indicazione sulla porta di casa è chiara: sulla via Porrettana, a Ponte della Venturina, al civico 53, vive e lavora il pittore scultore Pietro Montante, con la compagna di vita e d'arte, Dina. Pietro e Dina hanno lasciato la Sicilia per abitare l'ombroso Appennino. Montante è un personaggio che bisogna interpretare: antiaccademico ma pio verso la tradizione, instancabile sperimentatore, ma che mai si discosta da un sostanziale equilibrio formale di veneranda memoria. «Sono partecipe della realtà che instancabilmente ci gira intorno nel suo molteplice metamorfismo, ne colgo i momenti essenziali e li traduco in arte». Dal prossimo 21 novembre al 18 dicembre, Montante sarà a Londra, protagonista nell'evento "Zago and your friends 100+1", presso il Dugdale-Center ad Enfield, manifestazione unica al mondo che presenta opere a due mani. Basta entrare per accorgersi che quella casa è soprattutto atelier: l'artista mangia e dorme tra tele e installazioni, tutto il giorno con loro, un popolo di sculture, figure e simboli che sembra d'essere capitati ad un convivio d'arte, naturalmente moderna, con tanti personaggi che discutono di figurativo e d'astratto e di come il dejà vu possa convivere con il postmoderno. «Sono un astratto lirico - spiega l'artista -: ho nel cuore la cultura antica della Sicilia, dove sono nato, a San Cataldo di Caltanisetta, e nella mente le sorprendenti innovazioni dell'arte d'Olanda, dove ho vissuto per quattro anni, all'Accademia di Belle arti di Groningen, allievo di Ton Mars. Ma la mia "patria" ora è Sambuca». «Dalla Sicilia all'Olanda ho molto girovagato - confessa Montante - alla ricerca di una interiore serenità, ed ecco che l'ho trovata in questa natura meravigliosa. Devo dire che passo delle intere giornate nei boschi, alla ricerca dei materiali da scolpire. Il bosco respira, è un buon amico che mi permette di scegliere i legni e le pietre e che mi regala cristalli di rocca. L'Appennino è davvero un posto energetico e Sambuca un luogo strategico, isolato e vicino a Bologna e Firenze, con le quali città condivide splendide pagine di storia. Senza contare il felicissimo ambiente umano che ho trovato. I sambucani sono gente che quando ti conosce ti apre il cuore, come appartenessimo tutti ad un'unica famiglia. E' bello scambiarci la legna e i prodotti dell'orto e, d'inverno, spalare insieme la neve».
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