Il Tirreno

Pistoia

Breda, si mobilitano i lavoratori

Francesco Albonetti
Breda, si mobilitano i lavoratori

In programma una settimana calda: assemblee, corteo e blocco stradale

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 PISTOIA. «Adesso tocca a noi». I dipendenti di AnsaldoBreda, in questi giorni ridotti a quasi un terzo dalle ferie e dalla cassa integrazione, alzano le barricate e vogliono tornare ad essere gli artefici della protesta contro la minaccia di vendita della loro fabbrica. In questo agosto infuocato, da quando il nuovo ad di Finmeccanica Giuseppe Orsi si è presentato paventando una clamorosa rinuncia del grande gruppo industriale a investire sui treni, hanno parlato tutti tranne loro. E ieri hanno staccato le macchine e valicato i cancelli di via Ciliegiole, ridotti nel numero per le accennate assenze (circa trecento) ma compatti. Lo sciopero doveva essere di mezzora, ma è durato un'ora. Il tempo che occorreva ai rappresentanti di fabbrica di far partecipi i lavoratori e la città il calendario delle mobilitazioni previste a partire da ieri.  «Dalle dimissioni di Bianconi alla minaccia di chiusura, finora abbiamo saputo quello che succedeva solo dalla stampa - ha detto Francesco Nebbia, coordinatore della Rsu - E' arrivato il momento di far sentire forte la nostra protesta perché ad essere messo in discussione non è solo AnsaldoBreda, ma il destino di questo stabilimento che ha fatto la storia della città e anche dell'industria italiana. Fin da lunedì saremo insieme alle istituzioni per il tavolo in Regione con l'assessore Simoncini. Martedì svolgeremo un'assemblea generale con tutti i lavoratori, non solo quelli di via Ciliegiole, ma anche l'indotto. Giovedì giornata clou, con una grande manifestazione in città: prevediamo un corteo con un blocco temporaneo della superstrada, poi assemblea in Sala Maggiore con sindaco e Provincia e l'incontro col prefetto. In questa fase faremo pressione per richiedere l'incontro con Finmeccanica: è chiaro che la mobilitazione proseguirà, senza esclusione di colpi, fino a quando non verrà fatta chiarezza dai vertici del gruppo».  La scelta del 1 settembre per la manifestazione di piazza non è casuale: proprio quel giorno avverrà l'insediamento ufficiale del nuovo amministratore delegato di AnsaldoBreda, Maurizio Manfellotto. E ancora, la Rsu ha intenzione di coinvolgere i lavoratori di tutti gli stabilimenti italiani di AnsaldoBreda, per trovare una linea comune ed eventualmente presentarsi a Roma insieme. «Vogliamo arrivare ad un coordinamento nazionale - prosegue Nebbia - e questo è solo l'inizio».  Di momenti critici i lavoratori di via Ciliegiole ne hanno vissuti diversi negli ultimi due decenni ma, come dice uno di loro, Massimo Paccagnini da 16 anni in azienda, «questo è il peggiore, perché non si era mai parlato di vendita e mai in una fase in cui le commesse ci sono, le prospettive anche e tutta l'Europa investe sui treni». Paccagnini è stato assunto alla Breda lo stesso anno di Fabrizio Butelli, che ricorda l'incertezza e la drammatica di questi giorni: «Quasi tutti noi abbiamo alle spalle famiglia con figli e non è possibile lavorare ogni giorno con questo clima, senza sapere niente sul nostro futuro. Ci era stato prospettato un rilancio, c'era stata la promessa di assumere gli interinali, invece si parla di vendita: ci sentiamo presi in giro». Alessandro Geri, al lavoro in via Ciliegiole da 17 anni, ma notare come «non vengono rinnovati i contratti e si fanno scappare giovani bravi e con prospettive. Sappiamo che c'è un portafoglio ordini non indifferente. Ora abbiamo iniziato a lavorare sull'Alta velocità, ma ci sono anche nuove commesse in vista».  La Uilm-Uil interviene con una propria nota, affermando di «non condividere la svendita di una realtà come lo stabilimento pistoiese leader nella progettazione e nella produzione di treni». «In un momento di crisi economia mondiale - prosegue il segretario della Uilm, Massimo Ducceschi - avere un settore come il ferroviario vuol dire possedere un patrimonio che va sfruttato. Non bisogna essere miopi, quando tutti i Paesi investono sul treno e scommettono su un prodotto che è il futuro nel trasporto». «L'appello che facciamo al mondo politico è di lavorare per far sì che questo settore venga dichiarato strategico e venga mantenuta un'industria italiana che fa capo a Finmeccanica».

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