Sicurezza
«Pensavo fosse una candid camera»
Beatrice Faragli
La rapina nel racconto di Elisabetta Cipriani: «L'ho colpito con il cordless»
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AGLIANA. Si torna al lavoro. Due enormi cerotti bianchi sulla gamba destra per coprire i buchi lasciati dal proiettile calibro 38 ed Elisabetta Cipriani, a poche ore dal tentativo di rapina a mano armata di martedì mattina, è già pronta a tirar su la saracinesca della sua tabaccheria. «Fosse stato per me - dice - avrei riaperto la sera stessa». Il negozio di via San Niccolao ieri s'è trasformato in una meta di pellegrinaggio per molti aglianesi. La giornata è «caotica» soprattutto per questo. Nessuno infatti parla di paura, traumi e choc. «Per adesso - continua la titolare - sono ancora piena di adrenalina. E poi comunque non permetto a nessuno di venire a rubare in casa mia». Tanta la gente che s'affaccia alla porta e ripete «avete avuto davvero coraggio». Ma la Cipriani ha la stessa risposta per tutti. «Non mi sento di aver fatto una gran cosa. Ho fatto solo il mio» ribatte. Insieme al marito, Franco Sforzi, non c'ha pensato un attimo a riempire di pugni e manate il rapinatore armato che martedì mattina, intorno a mezzogiorno, s'è presentato al bancone - busta vuota in mano, pistola stretta al petto e casco grigio in testa - per fregarsi l'incasso. «Gli voglio dire soltanto una cosa - continua la tabaccaia -. E' un grande bischero. A quell'ora non ci sono nemmeno i soldi». La Cipriani è stata la prima a reagire al tentativo di rapina. «Pensavo fosse uno scherzo. M'è venuta in mente una candid camera. Quando m'ha detto di metter dentro al sacchetto il denaro gli ho risposto «Vien via, levati di costì» e gli ho tirato una spinta per allontanarlo. Ho provato a chiamare i Carabinieri ma continuavo a fare il 119 invece del 113 e non rispondeva nessuno. Mio marito - ricorda - l'ha buttato verso la vetrina. Gli teneva la pistola e, con l'altra mano, gli dava dei pugni sul casco. Io lo picchiavo col cordless. Sono partiti dei colpi ma finchè non ho visto il sangue e il buco sul vestito non mi sono accorta di niente. La gamba comunque non mi fa male nemmeno adesso». La Cipriani è tornata a casa martedì pomeriggio con una prognosi di 20 giorni. Il proiettile - incamiciato in rame - le ha trapassato la coscia destra. «Ieri (martedì, ndr) - racconta - sono andata a sdraiarmi e pensavo: e se lo avessimo preso? Se fossimo riusciti a fermarlo? Forse è stato meglio così...E forse è stato meglio anche non avere niente tra le mani», fatta eccezione per il telefono portatile. «Se lo dovessi riconoscere per strada non so cosa gli farei» dice. «Il rapinatore - fa sapere il marito - è stato ripreso dalle telecamere comunali ma per ora ci sono solo delle immagini da dietro. In più era completamente coperto da capo a piedi». «Leggendo queste cose sui giornali - riprende la titolare - non avrei mai creduto che potesse capitare a noi. Abbiamo sempre detto: stiamo in centro, in una strada molto frequentata. La reazione però è stata naturale e lo rifarei. Per ora non ho paura, poi magari chissà». Intanto è in arrivo un sistema di videosorveglianza per la tabaccheria di San Niccolò. «Metteremo le telecamere» dice Franco Sforzi. «Per noi che abbiamo questo tipo di esercizio non è possibile tenere armi qui dentro» spiega. «Sono convinta comunque - precisa la moglie - che non volesse spararci altrimenti lo avrebbe fatto subito». Una famiglia di ferro quella degli Sforzi. Marito e moglie, sposati da vent'anni, e i figli Alessandro, 15 anni, e Alessia, 11, ieri erano tutti a sistemare sigarette e servire clienti. «Abbiamo cenato e poi siamo andati a letto. Ho dormito» dice la Cipriani. Dalla tabaccheria i titolari ringraziano i Carabinieri, la Misericordia di Agliana e i medici del pronto soccorso.
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