Il dolore
Alcol, grave una quindicenne
Elisa Valentini
La ragazzina ricoverata d'urgenza al Ceppo. L'Acat: una piaga ignorata
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CUTIGLIANO. Era uscita con il solito di gruppo di coetanei, paesani e villeggianti, per trascorrere qualche ora al parco giochi nelle vicinanze delle scuole. Ma martedì mattina, lo svago si è trasformato in un incubo. Protagonista è una ragazzina di 15 anni in villeggiatura con la famiglia a Cutigliano che, dopo aver ingerito superalcolici, ha accusato un malore e si è accasciata sotto gli occhi degli amici. Questi, nel panico totale, l'hanno sollevata cercando di riportarla a casa in braccio. Ma l'abitazione di villeggiatura si trova distante dal luogo dell'accaduto e, circa a metà percorso, alcuni residenti adulti hanno notato i ragazzini e, viste le condizioni dell'adolescente, hanno subito contattato il 118. La chiamata è stata trasferita, intorno alle 13, alla Misericordia di Cutigliano che è subito intervenuta sul posto seguita a breve dall'auto medica di San Marcello. Dopo le prime cure in loco, la ragazzina è stata trasferita all'ospedale Pacini assistita da un genitore, in codice rosso per il timore di un coma etilico. Questi episodi fanno riflettere e purtroppo non sono affatto rari nemmeno in un territorio come la Montagna Pistoiese che, sotto molti punti di vista, rappresenta ancora una sorta di "isola felice". A confermarcelo sono Lorenza Puccianti e Mario Burattini, i referenti sulla montagna dell'Acat (Associazione club alcolisti in trattamento) di Pistoia, che collaborano con l'Asl 3 nella gestione del centro alcologico di Bardalone da circa 4 anni. «Fummo noi a batterci per l'apertura del centro poiché, conoscendo la realtà della montagna pistoiese, sappiamo quanto l'abuso di alcool sia diffuso anche fra i più giovani (circa il 50% sono minorenni che bevono occasionalmente, specie nel fine settimana). Uso spesso la metafora del "tarlo" per parlare dell'alcolismo. In Italia sono circa 40mila le persone decedute ogni anno per abuso di alcol, più dei morti per fumo e droga. Sulla nostra montagna l'alcol è la piaga più subdola. C'è, ma non si vuole riconoscere. Ad abusarne sono sia adulti che giovani. Questi ultimi cominciano a bere già alla tenera età di 10-12 anni. Mentre per i grandi l'abuso segue, in genere, a lutti o delusioni familiari o lavorative, per i giovani la causa principale è la noia. La fascia più critica sono gli adolescenti che escono la sera, ma non hanno ancora l'auto per spostarsi e, non trovando molte possibilità di svago in montagna, decidono di ammazzare il tempo con divertimenti pericolosi. Non aiuta la leggerezza con cui certi gestori dei locali o organizzatori di feste somministrano alcolici ai ragazzi senza prima accertarsi della loro età». Se in montagna vince la malinconoia, aumentata da una buona dose di protagonismo e imitazione, in città le cose non vanno meglio. «Da un test anonimo somministrato ad una classe di un liceo di Pistoia risulta che solo 1 ragazzo su 18 non ha avuto esperienze spiacevoli legate all'alcol - spiega Moira Galliani, presidente Acat Pistoia - In montagna la cosa più difficile è far emergere il problema perché gli interessati preferiscono tenersi tutto dentro. Per questo organizziamo degli incontri aperti a tutti per affrontare l'argomento, come l'"Interclub: alcool e droga, una miscela esplosiva" che si terrà domenica prossima dalle 10.30 a Bardalone».
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