Attenzione
L'uomo che amava la libertà
Paolo Gestri
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Lo scrittore pistoiese Marcello Venturi "Via del Vento" riscopre lo scrittore Marcello Venturi
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PISTOIA. "Via del Vento" riporta in auge uno scrittore neorealista, d'origini pistoiesi, Marcello Venturi. Lo fa con due racconti momoriali, ambientati nella Pistoia della sua giovinezza, scritti nei primi anni Sessanta: "Mio nonno Mussolini" e "Incontro con la Hitlerjugend". Con nostalgia e ironia, Venturi racconta alcuni momenti vissuti durante il ventennio fascista, tra parate, manifestazioni ufficiali e intima roibellione ai riti del regime. Nato nel 1925 a Querceta di Seravezza, ancora ragazzino, Marcello venne ad abitare a Pistoia, in via Antonelli, dove, più che occuparsi della GIL (Gioventù Italiana del Littorio), amava leggere Hemingway, Steimbeck e Vittorini, suo punto di riferimento politico. L'esordio letterario del Nostro è del'46, con la pubblicazione sul "Politecnico" di Vittorini, dei racconti "Una notte che non avrò sonno" ed "Estate che mai dimenticheremo". E' l'inizio del successo, fino a vincere, ex aequo con Calvino, un premio per una storia partigiana, bandito dall' "Unità", di Genova. Successivamente redattore e responsabile della pagina culturale, conosce Quasimodo e Gianni Rodari; e s'innamora, contraccambiato, di Anna Maria Ortese. Scrive molto, finchè nel '56 pubblica con "Einaudi" "Il treno degli Appennini". Dopo i fatti d'Ungheria, del '56, abbandona il partito comunista, dimettendosi anche dall'"Unità". Nel '58, inizia a collaborare con Feltrinelli, per il quale dirigerà la collana "Univesale economica"; conosce e sposa la scrittrice Camilla Selvago Raggi ed insiema a lei si ritira in un piccolo paese sul Monferrato. In questi anni, nelle edizioni Feltrinelli pubblica "GLi anni e gli inganni", "Vacanza tedesca" e "Bandiera bianca a Cefalonia", il romanzo che ebbe il merito di porre all'attenzione dell'esegsi storica, giornalistica e cinematografica la storia dei soldati italiani massacrati dall'esercito tedesco. Entrato infine in contatto con la civiltà contadina, risorge ancora la sua vena creativa con "Il padrone dell'agricola" e "Sconfitti sul campo", un inno d'amore e d'addio ai campi vinti dalla modernità e dall'industrializzazione. Scriverà ancora e sempre in difesa dei poveri Cristi, fino alla morte, a 83 anni, nel 2008, quando esce l'ultimo suo lavoro, "All'altezza del cuore", nelle edizioni Aragno.
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