Il dolore
Prato e Pistoia: fermiamo il decreto
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La stretta di mano tra Berti e Cenni. Sotto, l’incontro tra i due A destra Fratoni e GestriD'accordo sindaci e presidenti delle due Province. Ma di matrimonio non si parla
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PISTOIA. Alleati sì, ma a tempo determinato. Prato e Pistoia promettono di unire le forze contro il decreto di Ferragosto del governo, che ha condannato a morte le rispettive Province. Ma il progetto, accarezzato soprattutto dagli amministratori pratesi, di lanciare una fusione Prato-Pistoia contro le presunte mire espansionistiche di Firenze, non ha trovato sponda da parte dei pistoiesi. Se il presente consente di gridare all'unisono "no al taglio delle Province", il futuro si annuncia molto meno compatto. Questo l'esito dei due incontri al vertice di ieri mattina: i presidenti delle Province - Federica Fratoni per Pistoia e Lamberto Gestri per Prato - si sono incontrati al mattino nella sede della Provincia laniera; i primi cittadini Roberto Cenni (Prato) e Renzo Berti (Pistoia) hanno fatto lo stesso nel pomeriggio a Palazzo di Giano. Tutti d'accordo, come detto, su una sola cosa: un "no" forte e chiaro al decreto di Ferragosto. «È uno spot del governo, confezionato come una lotteria, che non produce alcun beneficio immediato ma solo costi» dice Federica Fratoni. «Se si vuol rendere un vero servizio al paese, questo provvedimento va rivisto di sana pianta, qualcuno a Roma ci deve spiegare perché deve essere salvata la Provincia di Sondrio che ha un capoluogo di appena 20.000 abitanti o alcune province della Sardegna, regione a statuto speciale». «Per Prato e i pratesi è un provvedimento inaccettabile, che ci fa tornare indietro» aggiunge il suo collega Gestri. «E non è una questione di campanile, ma di servizi e uffici. È soltanto uno specchietto per le allodole, un danno vero per i cittadini». Meno disinvolto nella critica il documento comune firmato dai due sindaci, forse perché il pratese Cenni è comunque un primo cittadino di centrodestra. Ma le critiche al governo vengono comunque fuori: innanzitutto quel tetto a 300.000 abitanti è incomprensibile, visto che la Costituzione indica in 200.000 il parametro ottimale. E poi: «Prato e Pistoia sono città che hanno una lunga storia e tradizione e oggi rappresentano la seconda e la quinta città della Toscana per numero di abitanti. Sarebbe difficilmente comprensibile che perdessero la dignità di città capoluogo e l'attuale dotazione di servizi». «Dobbiamo poter dire ai cittadini - sintetizza Renzo Berti - che le cose possono cambiare, ma in meglio. Così, invece, non c'è neanche il tempo di valutare». Cenni è più diretto: «A me non interessano i cappelli delle singole proposte in campo, a me interessa la testa che c'è sotto. E qualcuno mi deve spiegare come fa una città come la mia, di 180.000 abitanti e 30.000 clandestini, ad essere protetta da un semplice commissariato». Cenni insisterà molto sulla questione dell'ordine pubblico come argomento contro la cancellazione della Provincia pratese. Quasi quanto il suo collega Berti insisterà sul fatto che personalmente non è contro il cambiamento e a favore della conservazione, ma che semmai la questione è di metodo. E qui già si intravedono le prime crepe sul fronte Prato-Pistoia. Sarà lo stesso Cenni, a lato della conferenza stampa successiva all'incontro, ad ammettere che l'idea di un matrimonio Prato-Pistoia è stata presa in esame ma anche scartata perché «potrebbero nascere delle questioni estremamente complesse con le scelte che i vari Comuni potrebbero compiere». Andando sul concreto, quindi, i sindaci si limitano a lanciare «un accorato appello a governo e parlamento affinché le misure di riassetto istituzionale siano stralciate dal decreto in esame e vengano inserite in un provvedimento ad hoc, per il quale sia prevista una scadenza ravvicinata ma sufficiente a consentire una migliore ponderazione». I due presidenti di Provincia hanno invece convocato per il 29 agosto un incontro con il presidente della Regione Rossi, i parlamentari e i sindaci dei Comuni capoluogo per definire «modifiche radicali» al decreto di Ferragosto. Cenni e Berti garantiscono che ci saranno.
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