Il Tirreno

Pistoia

Il primo bilancio in rosso

Sauro Romagnani
Il direttore Stefano Tonarelli è fiducioso sulle potenzialità della banca
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Il direttore Stefano Tonarelli è fiducioso sulle potenzialità della banca

Il direttore: «Ma il patrimonio dell'istituto resta solido»

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 MARESCA. Non è un gran momento per l'economia. Ancor meno per la finanza. E per le banche. E anche in montagna la situazione non è migliore. Recentemente è stato approvato il bilancio 2010 della Banca di Credito Cooperativo di Maresca, che ha segnato una perdita di 142mila euro. È la prima volta negli ultimi dieci anni che questo accade. Era accaduto in un periodo di crisi, manifestatasi a livello nazionale, anteguerra. Anzi fino al 2008 le cose andavano ben diversamente.  Pensate, nei primi quattro anni del 2000 l'utile netto è stato mediamente di 400mila euro con una punte di 712mila nel 2004 e di 659mila nel 2005 per poi mantenersi su una media di 400mila nel 2006, 2007 e 2008 e scendere drasticamente a 73mila euro nel 2009 fino all'attuale saldo negativo. Colpa della crisi economica? Di altri fattori? Il direttore Stefano Tonarelli propende per una serie di componenti negative: «Varie le cause - dice -. Sicuramente la crisi economica, l'andamento dei mercati finanziari che ha ridotto i tassi d'interesse, le continue e pressanti incombenze normative, che sono molto costose, e del tutto simili a quelle delle banche molto più grandi, infine la qualità del credito concesso dalla banca. C'è stato un aumento del livello delle soffererenze (prestiti non restituiti) fenomeno generalizzato, ma non solo nostro».  La banca di Maresca è molto legata al territorio. Ha infatti un estesissimo numero di soci ai quali sta molto vicina. Ma la cosa rischia di diventare onerosa. «Sì è vero. Proprio per questa ragione abbiamo seguito la scelta di non ridurre il tasso ai depositanti, e, di non aumentare il costo degli interessi pagati alla clientela. Queste scelte, che rientrano nel rispetto delle normative, sono sempre state una costante del nostro comportamento. E' evidente che questo comporta un onere non indifferente che si riflette sui risultati d'esercizio. In questi anni siamo riusciti ad aumentare il rapporto fra la raccolta diretta di denaro, che è giunta a quasi 93 milioni, e gli impieghi che toccano gli 81 milioni. Il rapporto raccolta-impieghi raggiunge un buon 87 per cento e questo, in sintesi, esprime proprio la vicinanza al territorio di cui parlavamo».  Ma il quesito principale è sulla sopravvivenza, soprattutto viste le fusioni che ci sono state in questi ultimi tempi. «La nostra banca non è grande, ma ha un grande patrimonio accantonato con oculatezza in 90 anni di storia. Questa è la riserva che consente di affrontare anche cicli economici non positivi. Inoltre la nostra struttura aziendale è dimensionata alle esigenze del servizio offerto. Stiamo molto attenti ai costi di struttura - continua il direttore - Il futuro, naturalmente, non dipende solo dalla nostra volontà e capacità, ma considerata la struttura, il patrimonio e la migliorata redditività, siamo fiduciosi».

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