Il dolore
Abetone. Parla il sindaco Danti: «Vogliono cancellare magari anche Cortina e Sestrière?»
«Con Cutigliano? Meglio l'Emilia»
Elisa Valentini
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Il sindaco di Abetone Giampiero Danti «Noi Comune virtuoso, loro hanno grosse difficoltà di bilancio»
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ABETONE. Abetone è un Comune al di sotto di 1000 abitanti, dunque, secondo l'ultima manovra varata dal governo, il Comune da lei amministrato andrebbe a sparire. Cosa ne pensa e come ci si sente ad essere l'ultimo sindaco di Abetone? Il primo ragionamento che faccio è questo: essendo una manovra a livello nazionale, non sparisce solo Abetone, la stazione sciistica più rinomata dell'Appennino, ma anche Sestrière e Cortina. Non credo che località di questa portata possano sparire. Prima di giungere ad un provvedimento del genere, ritengo che ci sarà una presa di posizione delle Regioni che, magari, si faranno da intermediarie per "ammortizzare" il provvedimento con altre soluzioni quali la riduzione del numero di consiglieri o tagli simili. Nel caso ciò non si avverasse, qual è la soluzione più probabile di accorpamento? Certamente l'accorpamento con il Comune confinante di Cutigliano (erano uniti fino al 1936, ndr). Come vede questo accorpamento? Sono molto perplesso per diverse ragioni. Anzitutto perché si tratta di realtà molto diverse e difficili da amministrare congiuntamente. I cittadini e gli amministratori di Cutigliano non possono conoscere a fondo i problemi della Montagna Alta, per esempio le questioni legate alla gestione di impianti di risalita della portata di quelli abetonesi. L'accorpamento mi lascia perplesso anche per le diversità di bilancio che caratterizzano i due Comuni. Abetone ha un bilancio attivo mentre sono note le difficoltà finanziarie che affliggono i conti di Cutigliano. In caso di unione, come si spartiscono le risorse? Potrebbero nascere degli scontri. E, in effetti, non ritengo giusto che un Comune che si è dimostrato virtuoso venga penalizzato in questo modo. Abetone, infatti, è riuscito fino ad ora, a "mantenersi a galla" con le entrate Ici (ci sono molte seconde case) e un po' di oneri di urbanizzazione. Anche qui c'è necessità di grossi investimenti che potrebbero esser realizzati a piccoli passi. Infine, credo che accorparsi con Cutigliano genererebbe anche problemi politici. Come si ripartirebbero gli amministratori? Si rischierebbe di non avere neppure un consigliere di Abetone. I cittadini come reagirebbero ad un simile accorpamento? Penso che non reagirebbero positivamente, sia per questioni identitarie (Abetone ha una sua tradizione rispetto ai confinanti Cutigliano e Fiumalbo), sia per le questioni economiche e amministrative suddette. La possibilità di accorpamento potrebbe rinvigorire l'idea di fare un referendum per passare in Emilia, magari unendosi alla confinante Fiumalbo? Penso di sì. Io stesso, anche in sede istituzionale, ho fatto più volte la battuta «Adesso si fa un referendum per passare in Emilia» e ho le mie ragioni. Il "capoluogo naturale" dell'Abetone dovrebbe essere Modena e la regione naturale l'Emilia perché abbiamo più cose in comune. Anzitutto la lingua (cioè la cadenza emiliana), ma si tratta anche di una questione geografica. Alcune nostre frazioni come Faidello sono divise a metà fra Toscana ed Emilia. Fiumalbo vive di riflesso all'Abetone. Inoltre in Emilia le Province e la stessa Regione hanno per la montagna ad un livello di considerazione molto più elevato rispetto alla Toscana. Un'ipotesi di accorpamento con Cutigliano favorirebbe o danneggerebbe il turismo di Abetone? Credo che due realtà così diverse anche dal punto di vista turistico non possano essere amministrate congiuntamente. A livello turistico occorre associarsi e lavorare insieme, con una visione non solo sovracomunale ma comprensoriale. Ma questi sono obiettivi da raggiungere attraverso consorzi turistici e convenzioni, non tramite l'accorpamento di due comuni. La mia visione di sviluppo turistico per la nostra montagna è quella di un unico comprensorio sciistico per l'Appennino centro-settentrionale con un unico skipass che consenta di sciare ovunque. E investimenti in strutture e servizi, perché oggi (ancora una volta ci insegnano gli emiliani) non si vive più di solo sci e rendite di posizione.
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