Sicurezza
La protesta dei lavoratori dell'indotto
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Un momento della manifestazione di sabato. A destra dallalto Franco Tesi e Fernando Viscusi Fernando, quarto figlio in arrivo: «Se quest'azienda crolla, crolliamo tutti»
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PISTOIA. «Mio padre si rivolterebbe nella tomba». Lo ripete più volte Franco Tesi, dipendente della ditta Palumbo, azienda storica dell'indotto Breda, mentre ieri pomeriggio presidiava i cancelli chiusi dell'azienda di via Ciliegiole. C'era anche lui alle 15 di fronte alla fabbrica ad annunciare la protesta permanente che durerà almeno fino al 22 agosto. Mio padre, Loris - racconta Tesi - ha lavorato tutta la vita alla San Giorgio. Questi capannoni li ha tirati su lui. Ne ha prese tante di cariche della Celere mentre manifestava con i suoi colleghi per i diritti dei lavoratori... Se sapesse che la fabbrica per la quale ha tanto combattuto potrebbe essere venduta, si rivolterebbe nella tomba». E aggiunge: «Mio padre ha lavorato alla San Giorgio, io da 16 anni sono alla Palumbo e ora non so cosa accadrà. Mio figlio era alla Sirtec, un'altra azienda dell'indotto Breda, ed è già stato mandato a casa: un anno di cassa integrazione, due di mobilità e poi chissà. Sono passate tre generazioni, ma i problemi del lavoro ci sono ancora tanti. Anzi, per mio figlio va anche peggio». Sono anche i lavoratori dell'indotto, quindi, a protestare contro la vendita della Breda. Oltre ai circa 900 dipendenti dell'azienda-madre, Pistoia conta infatti altre centinaia di lavoratori impiegati nelle imprese dell'indotto. «Settembre sarà un mese bollente - assicura Fernando Viscusi, anche lui dipendente della Palumbo - adesso siamo pochi purtroppo, ma dopo agosto le cose cambieranno. Nonostante il periodo di grossa difficoltà e di tensione all'interno di Breda, in molti continuano a non rinunciare alle ferie. A settembre, però, torneremo ad essere in tanti, come è stato fino ad ora. Se le cose non cambieranno verranno organizzate di sicuro altre forme di protesta». E aggiunge: «Perché sono qui anche se sono dell'indotto? Perché ho famiglia. Ho una moglie e quattro figli. Anzi, a dire la verità per adesso ne ho tre e uno è in arrivo, manca poco alla nascita. Se Breda crolla, crolliamo anche noi e io con quattro figli a carico non posso di certo permetterlo. Il fatto è che non mi sarei mai aspettato una crisi del genere. Quando sono entrato alla Palumbo nel 2001 e pensavo di aver trovato un lavoro sicuro. Lavorando per un'azienda dell'indotto Breda, il mio impiego mi dava abbastanza sicurezza. E comunque pensavo che questo fosse il mio lavoro per tutto il mio futuro. Adesso, invece, non si è più sicuri di niente». M.Q.
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