Il Tirreno

Pistoia

«Diossine e furani sotto i limiti e dispositivi di legge rispettati»

L'Arpat respinge le accuse

Beatrice Faragli
L’inceneritore montalese di via Tobagi
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L’inceneritore montalese di via Tobagi

Secca replica alla denuncia dei comitati anti-inceneritore

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 MONTALE. Inquinanti ben al di sotto della soglia consentita e pieno rispetto dei dispositivi di legge per il termovalorizzatore di via Tobagi. La parola è di Arpat che, dopo la diffida inviata a inizio agosto dalla Provincia di Pistoia alla Ladurner (gestore), rassicura sul funzionamento dell'impianto. «La fiala relativa alle emissioni della linea 3 attiva nel periodo dal 2 al 17 maggio - fanno sapere dall' Agenzia regionale per la protezione ambientale - ha mostrato un valore di diossine e furani di 15 volte inferiore al limite».  Il caso si è aperto con il report di maggio e i documenti relativi alla notte tra il 4 e il 5, ore in cui è stata registrata la mancata immissione dei carboni attivi sulla linea 3. I responsabili, nello stesso periodo, hanno annotato anche il conseguente stand-by dell'impianto.  Per i Comitati anti-inceneritore la struttura montalese sarebbe ormai del tutto fuori controllo e il malfunzionamento bollato nel report rappresenterebbe una minaccia reale per la salute dei cittadini (i carboni attivi servono infatti all'abbattimento di diossine e furani nelle emissioni) ma Arpat assicura: «Non si sono verificate condizioni in contrasto con la legge». In pratica tutte le procedure, fatta eccezione per il black out comunicativo della Ladurner che, invece, avrebbe dovuto segnalare subito l'anomalia all'autorità di controllo (ed è questo il motivo della diffida inviata dalla Provincia e, il giorno prima, della lettera consegnata da Arpat agli uffici provinciali), sarebbero state rispettate. «Nessuna evidenza - spiegano dall'Agenzia - dimostra che vi sia stato superamento dei limiti emissivi e la durata dell'evento è comunque risultata di circa tre ore, quindi inferiore a quanto ammesso dal D.lsg 133/2005 (4 ore consecutive, ndr)».  C'è di più però. L'avviso lanciato dall'organo regionale e preso al volo dalla Provincia, secondo i Comitati, sarebbe arrivato con troppi mesi di ritardo rispetto ai fatti. La denuncia dei gruppi contro l'inceneritore si concentra proprio sul silenzio degli enti tra maggio e agosto ma secondo Arpat si sarebbe svolto tutto secondo la regola.  A luglio l'Agenzia ha verificato il report di maggio e, sul finire dello stesso mese, ha approfondito le informazioni con un sopralluogo evidenziando «i difetti di comunicazione da cui è scaturita la diffida».  I Comitati invece accusano: «Arpat aveva fatto un precedente sopralluogo il 10 maggio scorso e pertanto avrebbe già potuto e dovuto prendere visione delle anomalie dei registri dei carboni attivi, redatti giornalmente e quindi a disposizione degli ispettori».

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