La manifestazione
«Ora il futuro è a rischio»
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Da sinistra: Maurizio Lucarelli Roberto Luchetti, Ivano Bernini Andrea Risi, Gabriele Bechi e Simone Pierucci Sono i volti di alcuni dei lavoratori presenti ieri in via Ciliegiole alla manifestazione contro la vendita di AnsaldoBreda Tra i (pochi) lavoratori presenti domina l'incertezza
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PISTOIA. «Da oggi siamo in ferie, ma quest'estate la passeremo con la preoccupazione di chi non sa cosa riserva il futuro». Simone Pierucci è uno degli operai di AnsaldoBreda che ieri mattina ha manifestato davanti ai cancelli della fabbrica contro l'ipotesi di Finmeccanica di vendere l'azienda. «Ho 35 anni - spiega - da nove lavoro in Breda, nel reparto di montaggio. Dell'intenzione di Finmeccanica di vendere Breda noi non ne sapevamo niente. L'abbiamo letto sul giornale. Forse la fabbrica non chiuderà, ma il futuro non è certo roseo: hanno già portato il cuore, la progettazione, a Napoli; adesso chissà cosa vogliono fare. Di certo, le dimissioni di Salvatore Bianconi (ad di AnsaldoBreda, ndr), non sono un segnale positivo: stanno abbandonando la nave!». Secondo Maurizio Lucarelli, da 10 anni allestitore in Breda, «da quando Giuseppe Orsi è diventato l'ad di Finmeccanica le cose sono precipitate. Ha rifiutato l'incontro con amministratori locali, con la Regione e ora prospetta la vendita di Breda. Siamo molto preoccupati». Qualcuno, però, punta il dito anche contro le istituzioni: «È sicuramente un bene che le istituzioni abbiano preso posizione - spiega Gabriele Bechi - ma che le cose non andavano bene si sapeva da tanto e forse ci si poteva muovere prima. Vogliamo che Breda rimanga: se c'è da ristrutturare, siamo d'accordo, basta che si vada a migliorare l'azienda, non a impoverirla. Mi dispiace solo che oggi di dipendenti non ce ne siano tanti». Ieri mattina via Ciliegiole era piena di gente, di lavoratori però, in effetti, non ce n'erano moltissimi. La scelta (contestata) della Cisl di non partecipare alla manifestazione ha causato qualche assenza. Ma molto di più ha fatto il periodo di ferie e di pausa estiva della fabbrica. I lavoratori erano comunque un centinaio. Con loro anche le mogli e i figli. Andrea Risi, allestitore, da 15 anni in Breda, per mano aveva la sua piccola Giulia. «Perché ho portato mia figlia? Perché rappresenta il futuro. E Pistoia, senza Breda, di futuro ne avrà di sicuro un po' meno». Tra gli operai, in pochi indossavano la tuta blu la loro "uniforme", il simbolo distintivo che in tempi passati si vestiva con orgoglio anche fuori dalla fabbrica. Così accadeva ai tempi di Ivano Bernini, per 40 anni operaio alla Breda: «Bisogna che la gente si svegli - dice - Noi eravamo in tremila alle manifestazioni, insieme anche agli operai di altre aziende. Anche noi manifestavamo in solidarietà con loro. Bisogna protestare. Adesso è tornato il padrone. È tornato il profitto». Presenti ieri mattina anche alcuni lavoratori dell'indotto: «Lavoro dal 2008 in un'azienda che lavora per Breda - spiega Roberto Luchetti - ma ho sempre avuto contratti a termine che, a 27 anni, non mi danno la possibilità di pensare a un futuro. Perché sono qui? Perchè il primo articolo della Costituzione dice che l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro e bisognerà che qualcuno inizi a ricordarlo: se a Pistoia chiude la Breda, in tanti perderanno il lavoro». M.Q.
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