Il dolore
Il piano comunitario per salvare il Pacini
Luca Giuntini
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La facciata dell ospedale Pacini di San Marcello Due proposte che conservano e rilanciano la chirurgia dell'ospedale di San Marcello
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S.MARCELLO. In poco meno di otto mesi sono state dette molte parole, ci sono state polemiche, ipotesi, attacchi, ultimatum. Quelle che mancavano erano le proposte, concrete, per riorganizzare l'ospedale Pacini. Adesso sono arrivate, proprio nel giorno in cui a Firenze l'associazione Zeno Colò in difesa del presidio ospedaliero montano incontra il presidente Rossi e l'assessore alla sanità Scaramuccia. Le proposte arrivano con un atto ufficiale della Comunità Montana, sottoscritte e approvate all'unanimità da tutta la giunta, presidente Ceccarelli in testa. Suggerimenti che partono da un presupposto semplice: scongiurare la scomparsa del reparto di chirurgia dell'ospedale Pacini, formulata dall'Usl 3 di Pistoia durante la conferenza dei sindaci del 17 gennaio scorso, proponendo un nuovo modello organizzativo funzionale per il presidio di San Marcello. «Considerato che l'attività svolta dal nosocomio montano costituisce un importante punto di riferimento per l'attività chirurgica e diagnostica dell'Asl 3 di Pistoia in termini di riduzione delle liste d'attesa - afferma la giunta - invitiamo la Regione a intraprendere azioni concrete, destinando specifiche risorse per il mantenimento, lo sviluppo e l'implementazione dei servizi sanitari sulla montagna pistoiese». Come si legge nel documento la base di partenza è il mantenimento dell'attuale modello organizzativo, apprezzato a livello regionale sia per l'efficienza che per la professionalità del personale, con l'implementazione però delle sedute operatorie al sabato mattina: una proposta possibile con pochi adattamenti di riorganizzazione interna e con una minimo aumento delle risorse che permetterebbe di attivare 3-4 interventi operatori in più a settimana, migliorando le liste d'attesa provinciali e impiegando al meglio le risorse disponibili nel fine settimana. La seconda proposta tocca invece solo il sabato e la domenica, con la diminuzione dei posti letto in questi due giorni della settimana, lasciandone 4-5 per eventuali situazioni di prolungamento della degenza. Questa soluzione permetterebbe di diminuire l'assistenza infermieristica diretta, stornando il personale sia al pronto soccorso (dove la situazione è resa critica dalla presenza di un solo infermiere costretto a effettuare anche esami di laboratorio quando l'unico tecnico è assente) sia impiegandolo a supporto di altri reparti per eventuali assenze improvvise o situazioni critiche. Oltre alle due proposte dalla Comunità Montana arriva anche la bocciatura per la paventata creazione di un ospedale di comunità: una soluzione impraticabile - secondo la giunta - in quanto i medici di base, con il ragguardevole numero di ambulatori territoriali e di pazienti, non potrebbero garantire un'assistenza adeguata. Ciò comporterebbe un aggravio dell'assistenza sull'unità operativa di medicina, trasformandola di fatto in una struttura per lunghe degenze, con effetti negativi sulla professionalità degli operatori. Quello della giunta della Comunità Montana è un documento che molto probabilmente verrà portato al tavolo di confronto con Regione e Uncem (unione nazionale comuni montani) dove si discuterà della riorganizzazione complessiva dell'ospedale Pacini, e che assume ancora più importanza sia in previsione dell'apertura del nuovo ospedale di Pistoia, che potrà contare su 13 sale operatorie, sia dell'elaborazione del piano socio sanitario integrato regionale.
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