Il Tirreno

Pistoia

Perché tutti dicono “no” alla cessione a un privato? Risposte dalla politica e dalla fabbrica

Breda, paura degli stranieri

Fabio Calamati
Lavoratori dello stabilimento di via Ciliegiole
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Lavoratori dello stabilimento di via Ciliegiole

«Lo stabilimento diventerebbe una maxi-officina»

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 PISTOIA. Una maxi-officina in via Ciliegiole, invece del cuore pulsante di una moderna azienda ferroviaria: è questo lo spettro che - da alcuni giorni - si è materializzato nella testa di chi lavora in AnsaldoBreda, di politici e sindacalisti. A suscitarlo, le parole di Giuseppe Orsi, amministratore delegato di Finmeccanica, la holding pubblica proprietaria al 100% del gruppo ferroviario.  Dal 28 luglio Orsi continua a ripetere che AnsaldoBreda potrebbe essere venduta, visto che da ormai sette anni continua ad avere i bilanci in rosso. E venderla significa consegnarla ad un gruppo estero, visto che in Italia non ci sono realtà industriali capaci di prendersi in carico una realtà da 2.400 dipendenti divisi in quattro stabilimenti (oltre a Pistoia, ci sono Napoli, Palermo e Reggio Calabria). Gruppi esteri come i canadesi di Bombardier, gli spagnoli di Caf o altri.  Di fronte a queste parole Pistoia si è rivoltata gridando "no" alla vendita. Ma perché? Cos'è che spaventa se il padrone non fosse più la pubblica Finmeccanica? I privati fanno paura? «Il privato non ci spaventa, se valorizza le risorse» è la risposta di Paolo Bruni, segretario Pd e dipendente Breda. «Non è questa la questione - aggiunge la consigliera regionale Caterina Bini, Pd - il punto è come rendere competitiva questa azienda. Se ci prende un privato e ne fa una sua filiale, non è più l'AnsaldoBreda che conosciamo. Se non si fa progettazione e ricerca, non è più AnsaldoBreda».  «Ci sono funzioni che un'azienda privata non avrebbe interesse a mantenere a Pistoia - dettaglia Stefano Franceschi, consigliere comunale Pd e progettista in AnsaldoBreda - come la progettazione, la commercializzazione dei veicoli, la distribuzione del lavoro alle aziende dell'indotto. Tutte queste funzioni vengono di solito accentrate presso la sede principale dell'azienda. Lo stabilimento di Pistoia quindi rimarrebbe, magari senza problemi di personale, ma l'azienda come la intendiamo da sempre andrebbe a scomparire». Qui, dove sono stati ideati i treni più moderni per le Fs e le metropolitane per le città americane ed europee, si finirebbe con l'assemblare materiali ideati e prodotti altrove. Numericamente cambierebbe poco, dice chi nello stabilimento di via Ciliegiole ci lavora. Ma la città e la provincia perderebbero un punto di riferimento economico, tecnologico, persino culturale. Un pezzo dell'identità di Pistoia e delle sue speranze per il futuro dovrebbe fare le valigie. Ecco perché le parole di Orsi stanno facendo paura, ecco perché lo stesso governatore Rossi è stato chiamato in campo, ecco perché a settembre i consigli comunale e provinciale dovrebbero alzare la voce insieme. Nella speranza che basti.

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