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Pistoia

Tagli, Berti lancia l'idea: perché non dimezzare le Società della salute?

Tagli, Berti lancia l'idea: perché non dimezzare le Società della salute?

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PISTOIA. Tagliare le Province, le Comunità montane, i Consorzi di bonifica... Nel lungo elenco di enti sacrificabili sull'altare dei conti pubblici da rimettere a posto, nessuno finora aveva pensato alle Società della salute. Lo ha fatto l'altro ieri sera, parlando alla festa Pd di Masotti, il sindaco Renzo Berti. Lanciando - parole sue - «quasi una provocazione»: perché non dimezzare le Società della salute, portandole dalle 34 previste in Toscana a una per provincia, con le dovute eccezioni per i grandi centri? «Non ne ho mai parlato in sede istituzionale - ha spiegato Berti dopo il dibattito - ma è da tempo che ci penso. Tagliare le Società della salute sarebbe porterebbe risparmi e soprattutto efficienza».

Ma cosa sono esattamente le Società della salute? A Pistoia sta muovendo i suoi primi passi, mentre in Valdinievole è in funzione già da anni. Si tratta di consorzi pubblici costituiti tra l'Asl e i Comuni del territorio, previsti dalla Regione già dal 2005, aperti a privati come associazioni di volontariato (tipicamente Misericordie e Pubbliche assistenze), Onlus e così via, allo scopo di governare tutto quello che è salute al di fuori dell'ospedale: quindi la prevenzione, le vaccinazioni, gli screening, la medicina del lavoro, la riabilitazione, l'assistenza domiciliare e così via.

Sono nate facendo riferimento alle "zone sanitarie", di qui la loro proliferazione: ci sono Asl come quella di Firenze che hanno 4 Società della salute, altre (come Livorno) si fermano a tre. «Ridurne il numero - spiega Renzo Berti - facendo combaciare il più possibile le Società della salute ai confini provinciali consentirebbe una razionalizzazione importante, rendendo omogenee Società della salute e Asl. Gli ospedali già oggi lavorano secondo un criterio di area vasta (ce ne sono solo 3 in Toscana, ndr), le Asl sono provinciali mentre le Società della salute ricalcano le zone: la situazione attuale vede troppi livelli diversi, troppe asimmetrie».

Maggiore efficienza, quindi. E poi c'è l'aspetto economico, tutt'altro che trascurabile. Gli organi politici (presidente e giunta esecutiva) non hanno compensi. Ma lo staff costa: una Società della salute come quella di Prato assorbe oltre 400.000 euro all'anno di personale, di cui almeno 150.000 per il direttore generale. Il conto è presto fatto: un taglio come quello auspicato da Berti varrebbe una mezza dozzina di milioni di euro.

«È un'idea su cui riflettere - conclude Berti - una ristrutturazione del genere potrebbe tradursi davvero in un sistema meno costoso e più efficiente. Anche perché il rapporto con il territorio, che poi è la cosa decisiva, non ne verrebbe a soffrire».

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