Gioco
I pistoiesi com'erano Nasce l'archivio fotografico della città
Massimo Vitulano
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PISTOIA. Nasce l'archivio fotografico della città, un fondo in cui saranno raccolte migliaia di foto d'epoca, prevalentemente in bianco e nero, per il piacere di studiosi, degli appassionati e dei nostalgici dei tempi andati. Ad annunciarlo è stato l'assessore alla cultura Mirco Vannucchi durante una conferenza stampa a Palazzo di Giano. Il progetto avrà la possbilità di vedere la luce grazie al contributo di 30.000 euro messo a disposizione dalla fondazione Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia.
L'amministrazione comunale può già contare su un'ingente quantità di foto raccolte a partire dal 1980 nei vari uffici. Questo fondo costituirà la base per l'archivio fotografico, che verrà istallato presso la biblioteca San Giorgio oppure presso la Forteguerriana. I tempi previsti, al momento, sono di diciotto mesi. «Le fotografie potranno essere consultate da studiosi e cittadini tra non più di 18 mesi» assicura l'assessore Vannucchi.
Questo progetto permetterà di riscoprire una parte di patrimonio culturale utile per comprendere i cambiamenti che hanno interessato i costumi dei pistoiesi dal secondo dopoguerra ad oggi. Il materiale potrà essere consultato in formato elettronico per cercare di preservare nel migliore dei modi gli originali. I documenti saranno scannerizzati e riprodotti in formato digitale. L'idea del progetto è venuta da una mostra organizzata nel 2003 dai vari fotoclub amatoriali della città. "Istantanee della memoria", come fu chiamata, riscosse un tale successo di pubblico che l'amministrazione comunale pensò bene di cavalcare l'onda. L'archivio fotografico sarebbe il frutto di questo interesse da parte della cittadinanza.
Negli ultimi anni molte persone hanno portato del materiale all'ufficio cultura perché lo catalogasse e lo mettesse a disposizione di tutti. «Il punto di forza sta proprio nella partecipazione degli abitanti che con i loro contributi dimostrano un forte senso di appartenenza» commenta Maria Stella Rasetti, dirigente del servizio biblioteche. Il rischio di veder cestinare preziosi reperti fotografici conservati tra la polvere delle nostre soffitte deve essere stato un valido stimolo per gli ideatori del progetto.
Fino al 1999, quando furono emanate le disposizioni del Testo unico sui beni culturali, la fotografia era vista come un semplice ricordo di famiglia di nessun interesse storico. Solo allora fu equiparata a tanti altri documenti cartacei come gli scritti epistolari o i codici antichi. Finalmente anche in Italia ne fu riconosciuto l'inestimabile valore. Nacquero così i primi centri di documentazione specializzati nella catalogazzione e conservazione di questo enorme patrimonio.
L'amministrazione comunale può già contare su un'ingente quantità di foto raccolte a partire dal 1980 nei vari uffici. Questo fondo costituirà la base per l'archivio fotografico, che verrà istallato presso la biblioteca San Giorgio oppure presso la Forteguerriana. I tempi previsti, al momento, sono di diciotto mesi. «Le fotografie potranno essere consultate da studiosi e cittadini tra non più di 18 mesi» assicura l'assessore Vannucchi.
Questo progetto permetterà di riscoprire una parte di patrimonio culturale utile per comprendere i cambiamenti che hanno interessato i costumi dei pistoiesi dal secondo dopoguerra ad oggi. Il materiale potrà essere consultato in formato elettronico per cercare di preservare nel migliore dei modi gli originali. I documenti saranno scannerizzati e riprodotti in formato digitale. L'idea del progetto è venuta da una mostra organizzata nel 2003 dai vari fotoclub amatoriali della città. "Istantanee della memoria", come fu chiamata, riscosse un tale successo di pubblico che l'amministrazione comunale pensò bene di cavalcare l'onda. L'archivio fotografico sarebbe il frutto di questo interesse da parte della cittadinanza.
Negli ultimi anni molte persone hanno portato del materiale all'ufficio cultura perché lo catalogasse e lo mettesse a disposizione di tutti. «Il punto di forza sta proprio nella partecipazione degli abitanti che con i loro contributi dimostrano un forte senso di appartenenza» commenta Maria Stella Rasetti, dirigente del servizio biblioteche. Il rischio di veder cestinare preziosi reperti fotografici conservati tra la polvere delle nostre soffitte deve essere stato un valido stimolo per gli ideatori del progetto.
Fino al 1999, quando furono emanate le disposizioni del Testo unico sui beni culturali, la fotografia era vista come un semplice ricordo di famiglia di nessun interesse storico. Solo allora fu equiparata a tanti altri documenti cartacei come gli scritti epistolari o i codici antichi. Finalmente anche in Italia ne fu riconosciuto l'inestimabile valore. Nacquero così i primi centri di documentazione specializzati nella catalogazzione e conservazione di questo enorme patrimonio.
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