La manifestazione
Nullo il congresso comunale del Pd
Alberto Vivarelli
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Ai tempi della sfida da sinistra Valentino Durante il sindaco Renzo Berti e Paolo Bruni Il pronunciamento della Commissione di garanzia sul circolo AnsaldoBreda
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PISTOIA. Il congresso comunale che nell'autunno scorso ha portato alla guida del Partito democratico Paolo Bruni, è nullo. Lo ha stabilito alla unanimità la Commissione di garanzia del partito presieduta da Aldo Bartoli. La decisione è stata presa al termine dell'esame di una memoria che era stata presentata al termine del congresso. Il pronunciamento è clamoroso ma non produrrà effetti pratici, perché in mancanza di un ricorso, la Commissione di garanzia non può andare oltre il giudizio. Insomma, il congresso è illegittimo ma non lo si può annullare. Un paradosso, ma è così. «So della decisione della commissione - dice Paolo Bruni - ma non conosco il contenuto del verbale. Speravo che la cosa fosse chiusa. Adesso leggerò il verbale della commissione ma pare assurdo un pronunciamento dopo nove mesi». La vicenda risale a fine ottobre dello scorso anno, quando Paolo Bruni venne eletto segretario comunale con 457 voti contro i 412 del suo sfidante Valentino Durante. Dopo la proclamazione, sottotraccia non mancarono le polemiche. Senza invocare il ricorso, Marco Giacomelli, per la parte sconfitta, presentò una memoria alla Commissione di garanzia del partito perché si esprimesse sulla validità del congresso, ovvero desse un parere sulla questione del Circolo Ansaldo Breda. Il quale gode di una prerogativa negata agli altri circoli. I circoli del Pd possono essere territoriali o ambientali, quest'ultimi sono quelli costituiti sui luoghi di lavoro, quindi con iscritti provenienti da comuni e province diversi. Per questo devono scegliere la propria struttura: livello comunale o livello provinciale, il voto congressuale sarà una conseguenza di quella scelta. Per AnsaldoBreda è stata accettata una anomalia statutaria: gli iscritti possono votare sia per il congresso comunale che per quello provinciale. Il problema, osserva qualcuno, è che chi risiede in un'altra provincia vota anche per tre congressi per cui dovrebbero essere esclusi dal voto locale. «È una anomalia statutaria - ammette Bruni, ma non politica. La proposta fu fatta da me al coordinamento guidato dal commissario Casini per una continuità politica: anche ai tempi dei Ds, la sezione AnsaldoBreda godeva di questa possibilità. Tutto il coordinamento fu d'accordo. Ad esaminare il voto, solo 15-16 iscritti non avrebbero avuto diritto al voto, quindi non hanno influenzato il risultato del congresso». È vero, i sedici voti non avrebbero cambiato la storia, ma, osserva qualcuno, le regole sono regole e le questioni poste sono quelle fondanti del Pd. Si apre un fronte? Bruni spera di no, anche perché tra un paio di mesi si decide sulle primarie per la scelta del candidato sindaco alle elezioni amministrative della primavera prossima.
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