Gioco
«Dopo le 21 il coprifuoco» Sotto accusa l'estate grigia del capoluogo montano
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Un’immagine ormai storica di giovani che ballano nella discoteca Maeba di San Marcello chiusa da tempoLo sfogo di un paesano emigrato: «Poche iniziative niente cinema, piscina o discoteca per i giovani»
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SAN MARCELLO. Non bastano feste e festicciole, e qualche concerto con nomi importanti della musica leggera italiana, a rivitalizzare il capoluogo della montagna. Tutte lodevoli iniziative sia ben chiaro, ma San Marcello, negli ultimi vent'anni, ha perso praticamente tutte le sue attrattive turistiche e il suo fascino. Non si vedono più da tempo giovani, come negli anni passati, con la discoteca Maeba aperta. Di questo malessere che attanaglia uno dei centri più importanti dell'intera provincia di Pistoia, con tutti i servizi essenziali ancora presenti sul territorio, si fa portavoce un abitante di San Marcello che, per motivi di lavoro, molti anni fa si è trasferito a Roma e che nel periodo estivo torna sempre nel paese di origine. «Ho 53 anni - spiega Sergio Filippini - mi sento sanmarcellino a 360 gradi e proprio per questo motivo mi sento amareggiato quando, tornando in paese, noto lo stato di rilassamento negativo che si respira». «A parte le serate organizzate in piazza - prosegue - il resto della giornata è piatta, senza alternative di sorta, sia per i villeggianti che per i residenti, soprattutto i più giovani. Alle ore 21 poi parte il vero e proprio coprifuoco. E siamo in piena estate! Se poi consideriamo che per vedere un film o si è attrezzati a casa per i Dvd oppure si prospetta una passeggiata fino a Pistoia, il fondo del pozzo è vicino. Quando torno a San Marcello, passeggiando per le vie del paese non posso non notare la serie di locandine che invitano a sagre e feste nei paesi limitrofi, paesi che, ritengo, abbiano minori risorse ma più inventiva. L'unica festa rimasta è quella di Santa Celestina, patrona della montagna pistoiese, che a mia memoria ricalca sempre il solito copione e, prima del lancio della mongolfiera, della tombola e dei fuochi artificiali, prevede solo una passeggiata fra le numerose bancarelle, che però altro non sono che un trasferimento del mercato del giovedì presso i giardini pubblici». Sergio Filippini chiedo se non si potrebbe sfruttare l'occasione per organizzare qualcosa di più caratteristico. «Come fanno, nel loro piccolo - spiega - gli abitanti dell'unica contrada rimasta in vita nel capoluogo montano: parlo della contrada Port'Arsa, che inventa sempre qualcosa di nuovo nel corso dell'anno, e soprattutto durante il periodo estivo». Termina così lo sfogo-denuncia di Sergio Filippini, romano d'adozione ma sanmarcellino di sangue, che dopo una gioventù allegramente trascorsa nel borgo, adesso non trova più la piscina, non trova più il campo sportivo, non trova più il cinema aperto, non trova più la discoteca Maeba... E spera che, se qualcuno in futuro si farà male, resti almeno l'ospedale, visto i venti di guerra che da tempo soffiano sulla sanità locale.
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