Il Tirreno

Pistoia

Infettati dal virus del gioco: tremila i pistoiesi "malati" la metà è succube delle slot

Marta Quilici
Infettati dal virus del gioco: tremila i pistoiesi "malati" la metà è succube delle slot

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PISTOIA. La febbre da gioco fa ammalare Pistoia: nel 2010 in provincia sono stati spesi 281 milioni di euro per scommesse, gratta e vinci, bingo, lotterie di Stato e, soprattutto, slot machine e video poker. La spesa media pro capite è stata di 1026 euro all'anno: uno stipendio buttato via nel rincorrere la speranza del "colpo grosso", della svolta che ti cambia la vita. Una svolta che poi non arriva mai. Una speranza che diventa desiderio irrefrenabile e che in alcuni casi si trasforma in dipendenza: a Pistoia circa 3.000 persone hanno un rapporto problematico con il gioco. «Sono persone - spiega il dottor Giuseppe Iraci Sareri, presidente del Gruppo Incontro - che in alcuni casi giocano più di quanto vorrebbero: hanno un'attrazione costante verso il gioco, ma a volte attraversano dei picchi in cui non riescono a contenerla e finiscono per spendere più di quanto avevano previsto e per dedicare al gioco più tempo di quanto volevano». L'1,5% della popolazione pistoiese tra i 18 e i 75 anni, ossia circa 1.500 persone, ha invece una vera e propria dipendenza patologica dalle macchinette (o anche da altri giochi di azzardo legali, come le scommesse). I dati sul giro di denaro che ruota intorno al gioco legale sono stati forniti domenica sera alla festa comunale del Pd a Santomato, dall'ex vicepresidente della Regione Federico Gelli, attualmente coordinatore del Forum Legalità e Sicurezza del Pd Toscana. «In Toscana - ha spiegato Gelli - le province che giocano di più sono quelle che maggiormente patiscono la crisi economica». Pistoia sta più o meno a metà della classifica: è al quarto posto per spesa procapite, dietro a livornesi (1.127 euro), lucchesi (1.155 euro) e massesi (1.189 euro). Quelli che spendono di più sono gli abitanti di Massa Carrara, città che sta subendo una forte depressione del settore produttivo. Si difendono meglio, invece, le città universitarie o con un sostrato culturale più solido: Pisa è la città toscana che spende meno in gioco d'azzardo legale (728 euro a testa), preceduta da Siena (807 euro), Grosseto (833 euro) e Firenze (888 euro). La stima sulle dipendenze a Pistoia ha invece la firma della Cooperativa Incontro, che dal 2001 si occupa di dipendenze da gioco. «In 10 anni - spiega Iraci Sareri - abbiamo ricevuto circa 1000 segnalazioni. Di queste, 150 sono entrate in trattamento, anche residenziale. Attualmente le persone seguite sono 21. Purtroppo l'approccio a questa realtà non è facile, sia per l'altissima percentuale di dipendenza sommersa, sia perchè non è ancora riconosciuta ufficialmente come patologia e purtroppo anche i finaziamenti per scarseggiano». Anche l'Asl 3, con 20mila euro all'anno, sta iniziando. attraveso il Sert, ad affrontare il fenomeno. «Le macchinette mangiasoldi - sostiene Maurizio Pascucci, responsabile Legalità Arci Toscana - creano rovine familiari. Alcune delle 10 concessionarie che gestiscono questi giochi per conto del Monopolio hanno sede alle isole Cayman. Per il fatto che nei nostri circoli sono ancora presenti queste slot, credo che come Arci si debba riconoscere l'errore e fare progressivamente marcia indietro perchè i circoli tornino ad avere quello scopo sociale per cui sono nati».

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