Il dolore
«No alla pensione per un errore»
Beatrice Faragli
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Salvatore Palmigiano e Anacleta Ghianni mostrano la lettera inviata al Papa Senza lavoro e malati. Scrivono al Papa e accusano la burocrazia
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MONTALE. Si è appellata all'Inps, al sindaco di Montale e all'assessore alle politiche sociali del Comune senza ottener risposta. Anzi, dall'Istituto di previdenza qualcosa è arrivato: un secco "no" all'anticipo di pensione per invalidità. Così oggi, Anacleta Ghianni - 50 anni e un tumore all'intestino scoperto nel 2010 - ha deciso di "scomodare" il Papa. «Le chiediamo - scrive la signora a Sua Santità Benedetto XVI - chi può fare qualcosa? A chi dobbiamo rivolgerci?». «Se mi dicessero d'andare all'Abetone a piedi per far ottenere a mio marito una possibilità di lavoro io c'andrei», dice Ghianni dalla sua casa nel capoluogo montalese. In due anni la vita è cambiata. E se sugli «imprevisti» - ovvero: un male alla testa per Salvatore Palmigiano, con tanto d'operazione d'urgenza, e una difficile malattia anche per la moglie - non c'è molto da fare, è su tutto il resto che questa famiglia vorrebbe vedere qualcosa in più. «Scatragli - racconta Anacleta Ghianni - mi ha detto: "io non posso fare niente". La stessa cosa mi è stata ripetuta anche dall'assessore alle politiche sociali Giada Lunghi». Ora marito e moglie vivono con 250 euro al mese (anche questi in bilico visto che vengono dall'Inps e al momento, in attesa della tac d'agosto a cui si dovrà sottoporre la signora, sono sospesi) e un mutuo da pagare che sfiora i 900 euro mensili. In casa anche i due giovani figli attanagliati dalla precarietà. «Dovrei peggiorare di salute per vivere», dice Salvatore Palmigiano. Per l'Istituto nazionale è invalido al 75% ma per lui non è prevista alcuna pensione, almeno fino al 2012. «Quando nel gennaio scorso siamo andati a far domanda - spiega - hanno fatto il calcolo sull'assegno di disoccupazione (percepito fino ad aprile 2011, ndr) contando anche dicembre 2010. Il risultato è stato il superamento del reddito massimo necessario per ottenere la pensione. Adesso ci tocca aspettare il 2012 per far domanda». Ancor prima, nel 2009, a pochi mesi dalla malattia del signor Palmigiano, l'Inps l'aveva riconosciuto "non invalido", bocciando quindi l'ipotesi di anticipo pensionistico. Dopo 33 anni di lavoro e di contributi la famiglia è sul lastrico. Tutto è iniziato nel maggio di 2 anni fa. Il cinquantacinquenne montalese ha passato sette mesi con mal di testa, perdita della vista e disfunzioni motorie senza che nessuno, medico di famiglia in cima alla lista, emettesse una diagnosi precisa. Poi, nel giro di 24 ore e arrivato allo stremo, è finito prima al Pronto soccorso e, infine, direttamente a Careggi per l'operazione d'urgenza. Terminati i giorni di mutua a disposizione, la ditta tessile per cui lavorava l'ha licenziato in tronco. Oggi la moglie di Palmigiano scrive al Papa: «Ho pensato di rivolgermi a Lei perchè credo che la situazione in cui ci troviamo si possa imputare a quelle disfunzioni del nostro Paese che dovrebbero essere cambiate. Non chiediamo niente se non un lavoro o una pensione per poter vivere dignitosamente». «Mio marito - spiega - è riconosciuto invalido al 75% dall'Inps anche se tre dottori dell'Asl l'avevano riconosciuto invalido al 100%. Fa parte delle categorie protette (legge 68), potrebbe cioè fare il portiere o lavori simili che non richiedono sforzo fisico». E intanto la signora Ghianni solleva la domanda: «Ma il lascito di Don Sergio da 50mila euro e destinato alle famiglie montalesi in difficoltà dove finito?».
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