Il Tirreno

Pistoia

Il vescovo ai politici «Andate nei paesi e nelle periferie»

Elisa Pacini
A sinistra il vescovo celebra la messa in cattedrale A destra l’ingresso in chiesa del corteo
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A sinistra il vescovo celebra la messa in cattedrale A destra l’ingresso in chiesa del corteo

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PISTOIa. Il primo pensiero durante la messa di San Jacopo, il vescovo Bianchi lo rivolge alle tragiche notizie arrivate dall'Afghanistan. Molti dei cittadini che gremiscono le navate della Cattedrale, non sanno ancora del terribile lutto che ha colpito l'Italia e Pistoia visto che il caporal maggiore David Tobini era in forza al 183º Nembo della caserma Marini. Quando il vescovo chiede di pregare per lui e per i feriti, anch'essi partiti dalla nostra città, la chiesa si ferma in un momento di spontanea commozione e silenzio.  I toni della celebrazione solenne, con tanto di Gloria in latino e la concelebrazione di molti sacerdoti della città, non tolgono all'omelia che il vescovo fa in questa giornata, l'accezione di momento di riflessione importante. Mansueto Bianchi parte dal Vangelo appena letto, in cui gli apostoli Giacomo e Giovanni chiedono per sé stessi i posti più importanti, suscitando la dura risposta di Cristo che li invita alla logica del servizio per gli ultimi. Un "servizio" a cui il vescovo richiama senza retorica chiesa, politica e tutti i cittadini. Le parole più forti sono per chi è chiamato a governare in questa che il vescovo definisce una "stagione amara" per il nostro paese.  Interesse, casta, personalismi: i termini che da mesi risuonano su giornali e tv, entrano nell'omelia del vescovo con una dura condanna. Tanto che il vescovo dice che «c'è bisogno di un risorgimento etico, 150 anni dopo quello civile e politico che restituisca fiducia nelle istituzioni, correttezza e rispetto verso la ritrovata dignità dei poteri che governano la nostra convivenza civile». La politica a cui Mansueto Bianchi ha sentito il bisogno di rivolgersi nella festa di San Jacopo, è il "bene comune" e "la forma più alta di carità come diceva Paolo VI".  Il vescovo parte dal Vangelo per arrivare a toccare nel vivo i problemi che affliggono il nostro tempo, la disoccupazione e «il precariato a cui sono condannati i giovani». Temi questi, dice, che hanno bisogno di risposte.  Dalle parole di Gesù verso gli apostoli, il vescovo scava nelle relazioni fra gli uomini nella chiesa e nella città. La Chiesa, dice Bianchi, deve scegliere gli ultimi, deve educare con gesti esemplari al rispetto della dignità dell'uomo e la società ha bisogno di fondarsi su valori forti. «L'impegno politico - ha detto il vescovo - attende di essere nobilitato da rigore etico, dalla ispirazione ideale, da una disciplina di pensiero e di progetto che lo riconsegni alla dignità con cui la nostra Costituzione l'aveva previsto e provveduto» e in questo senso chiama il laicato cattolico a farsi carico per primo della sfida.  «Persone serie, umili, sottomesse al bene comune» devono ridare credibilità alla politica perché si metta a servizio della gente. Il vescovo snocciola i dati agghiaccianti sulla povertà in Italia che danno una triste concretezza al suo monito lanciato allo stuolo di autorità civili, militari e cittadini presenti alla Messa. Ricorda che 8 milioni gli italiani vivono nella povertà relativa, mentre 3 milioni sono sprofondati in quella più dura. Numeri che devono essere al centro della missione politica e della Chiesa.  «Abbiamo bisogno di politici e amministratori - continua il vescovo - che rimangano ancorati alla vita della gente, alle difficoltà delle famiglie, che soffrano per l'angoscia di chi ha perso il lavoro, per lo smarrimento e la rabbia dei giovani. Politici che portino il palazzo nelle periferie e nei paesi».  Davanti al sindaco Berti, al suo vice Tuci, alla presidente della Provincia Fratoni, il vescovo fa anche una proposta concreta con cui la Chiesa di Pistoia vuole fare la sua parte per cercare vie che superino lo stato persistente di crisi occupazionale nella nostra città. Dopo il fondo famiglia- lavoro che ha permesso di aiutare più di 120 famiglie, il vescovo ha reso noto che la Diocesi per il prossimo autunno promuoverà un tavolo che riunisca cariche civili, associazioni economiche e sindacati a focalizzare le criticità lavorative cittadine e tirar fuori proposte e strategie condivise.

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