Il Tirreno

Pistoia

I miracoli di San Jacopo raccolti in un libro dal canonico Alfredo Pacini

Paolo Gestri
A fianco gli sbandieratori in via Roma Sotto un cavaliere e la damigella a fianco due giovani figuranti
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A fianco gli sbandieratori in via Roma Sotto un cavaliere e la damigella a fianco due giovani figuranti

Dalla leggenda della colomba al pratese Milo salvato dal fuoco per finire al fanciullo e il cavallo impazzito

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 PISTOIa. La straordinaria devozione a San Iacopo a Pistoia, stando alla cronache succedutesi nei secoli, era dall'apostolo ampiamente ricambiata con miracoli che richiamavano folle di penitenti e pellegrini al punto che la città fu detta la Compostella italiana (Santiago di Compostella è la città della Galizia dove si venera il corpo del santo).  Miracoli e portenti iacopei li ha rintracciati, a suo tempo, nelle carte d'archivio della cattedrale, il canonico Alfredo Pacini.  La leggenda della colomba. Tra i fatti più noti, si racconta l'antica leggenda della colomba di Piteccio, risalente al 1145. Una fanciulla dal santo che una bianca colomba divenisse sua docile compagna. Il grazioso volatile fu poi offerto al vescovo Atto che la pose in cattedrale, vicino all'altare dell'apostolo, dove visse tranquilla nonostante i canti ed il via vai di tanti fedeli. I quali però, accusati soprattutto i lucchesi, pur spinti dalla fede, ma poco accorti, cominciarono a staccarle le penne, come sacro ricordo, tanto che ne morì. Il cadaverino fu mummificato ed appeso ad una delle lampade davanti all'altare, sostituito solo più tardi da una colombina di bronzo.  Il pratese Milo salvato dal fuoco. Un secolo dopo, nel 1238, di un miracolo fu protagonista un giovane pratese di nome Milo. "Ingannato da una sua rustica semplicità - sta scritto nelle vecchie carte - messe il fuoco nella ricolta di un suo tutore, perché questi si voleva usurpar la sua eredità. Condannato ad esser trascinato a coda di cavallo e poi abbruciato, votatosi a San Jacpo, strascicato sopra terra petrosa in sola camicia, non sentì alcuna lesione. Legato a un palo gli messero intorno della legna e, attaccatovi il fuoco si abbruciarono le legna e i legnami con i quali stava legato, ma invocando sempre egli S.Iacopo, nel corpo (non) si ritrovò alcuna lesione".  Salvo un fanciullo sul cavallo impazzito. Un terzo miracolo, ultimi anni del secolo XIII, narra invece di un ragazzino, figlio del nobile Gherardino da Montemurlo. "Giostrando intorno al rivo che si chiama Ombrone nerello, dalla parte di Porta Lucese (Lucchese), correva sopra un cavallo da ferocità cavallina incitato" ponendo il fancilullo "in sì formidabile pericolo che domandò l'aiuto dell'Apostolo con volto lacrimevole". Tutti e due salvi, cavallo e bimbo, rassicura alfine la storia, "rendendo con gratitudinme grazie a Dio e al Beato Jacopo".

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di Redazione web