Gioco
CORTEGGIO STORICO
La buona volontà non basta per evitare di mettere in scena una modesta festa mascherata
Paolo Nesti
3 MINUTI DI LETTURA
Si assiste ogni anno, in occasione della festa patronale, ad un corteggio che appare più simile ad una modesta festa mascherata piuttosto che ad una rievocazione storica degna delle vicende, dell'arte e delle tradizioni millenarie della città. Organizzare eventi che si propagandano per "storici" non è cosa semplice, nè tali programmazioni possono essere improvvisate o affidate soltanto alla buona volontà che, francamente, non manca. Quanto segue è tratto da un libro contenuto in biblioteca, che chiunque può consultare a riprova che per simili manifestazioni, che richiedono un lavoro scrupoloso di ricerca, la sola volontà, pur encomiabile e necessaria, non basta. «Il corteggio della processione religiosa, che dalla chiesa di San Francesco muoveva, attraverso le vie della città, per riportare la reliquia di San Jacopo alla Cappella del Santo nella Cattedrale, era disposto nella seguente maniera: i banditori del Comune ed una squadra di militi del Potestà erano a capo della processione. Dopo di costoro, una schiera, il più spesso maschile, ma talora, anche femminile, di suonatori di ventura, chi di liuto, chi di arpe, chi di organetti, chi di tamburi, chi di piffari, chi di trombetti, chi di baldese. Il più spesso costoro erano italiani, ma talora anche tedeschi o francesi... La rappresentanza del Comune di Pistoia veniva dopo il corteggio del Potestà ed era preceduta dal gonfalone, dagli araldi a cavallo dei quali metà era vestita di rosso e metà di bianco, con vesti dipinte come pure erano dipinte le gualdrappe dei cavalli. Agli araldi succedevano i trombettieri, i suonatori di nacchere e di cornamuse con tutti i loro strumenti decorati con ricchi pendenti. I famigli del Magistrato Civico nei loro particolari abbigliamenti, portavano seco il suntuoso pallio che il Magistrato donava al Santo. L'altro pallio ricchissimo da contendersi nella corsa dei cavalli del giorno seguente, nel quale ricorreva la festa patronale della città, era sostenuto da un araldo a cavallo in sfarzoso abbigliamento per metà rosso e per metà bianco. Dietro al Magistrato Civico ed ai pallii seguivano le milizie, poi le religioni dei frati, i rettori delle chiese di città e di campagna, i beneficiati, il clero, il Capitolo della Cattedrale ed il Vescovo di Pistoia nei loro speciali sfarzosi paramenti. Dopo il clero ed il Vescovo, stavano i due o tre carcerati destinati ad essere restituiti in libertà appena che fosse stata fatta l'offerta loro sull'altare di San Jacopo nella Cattedrale... Al seguito dei prigionieri, sotto un ricco baldacchino e sopra un altare portatile appariva il reliquiario artistico di San Jacopo circondato da varie decine di fanciulli recanti torchi di cera accesi». Queste righe sono state Estratte da un libro facile da trovare (Città e terre mistiche - Pistoia, di A. Chiappelli, Libreria Editrice Fiorentina, 1923) tanto che molti turisti stranieri giungono in città con copie di questo volume, che evidentemente hanno trovato e letto. Gli organizzatori della sfilata forse avranno anche trovato il testo ma di sicuro, a quanto si può vedere, non l'avranno letto.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google