Gioco
La generosità dei ristoratori per la famiglia di Alì
Marta Quilici
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A sinistra i titolari del Gargantuà con Talla a destra Talla rompe il salvadanaio3 MINUTI DI LETTURA
PISTOIA. Più di mille euro per la famiglia di Alì Mustafà, il venditore ambulante senegalese molto conosciuto in città, morto nel suo paese lo scorso gennaio a causa di un tragico incidente. Aveva 51 anni e da ben 20 anni abitava in Italia, a Pistoia. Alì, in città, aveva trovato da vivere, come molti suoi connazionali, della vendita di oggettistica varia (fazzoletti, accendini). Nel tempo si era fatto conoscere e voler bene dai pistoiesi che lo consideravano ormai un volto noto della città. La notizia della sua morte improvvisa fece scattare immediatamente una gara di solidarietà tra i frequentatori e i locali del centro. Alla presenza del fratello di Alì, Talla Mustafà, anche lui venditore ambulante, giovedì la Taverna Gargantuà di piazzetta dell'Ortaggio ha rotto il salvadanaio che da febbraio teneva sul bancone. Tra i cocci del contenitore i gestori hanno contato ben mille euro da destinare alla famiglia di Alì, in Senegal, a cui aggiungeranno qualche altro centinaio di euro dalle casse del locale. «Alì era tornato in Senegal lo scorso 10 gennaio - spiega il fratello -. Ci voleva stare un po' di giorni per salutare tutti i familiari e sistemare un po' di cose. Il 28 gennaio, però, mentre era in auto con un'altra persona, c'è stato un incidente ed è morto. Aveva 51 anni. In Senegal abbiamo ancora i nostri genitori e Alì aveva tre mogli e dieci figli. Io sono il secondogenito, più piccolo di Alì di pochi anni, e adesso sta a me prendermi cura di tutta la famiglia. Per questo, nonostante le difficoltà, devo rimanere in Italia, a Pistoia, per lavorare e riuscire a campare tutta la famiglia che abita in Senegal». «Alì era ormai un volto noto della Sala. Un amico. - racconta Francesco Innocenti del Gargantuà -. Per pranzo si fermava sempre da noi. Con il tempo si era instaurato un rapporto di amicizia. Per la festa dell'ultimo dell'anno di qualche tempo fa, lo abbiamo coinvolto come buttafuori del locale regalandogli anche un vestito nuovo; da allora ogni ultimo dell'anno lo ha passato con noi. Il rapporto con Alì era di solidarietà, ma anche di amicizia: un rapporto diverso, più intenso e - credo - molto più efficace di tante beneficenze anonime o di spiccioli lasciati distrattamente come opera di carità». Per questo, i titolari del Gargantuà hanno deciso di dare il via, poco dopo la sua morte improvvisa in Senegal, alla raccolta di fondi che probabilmente serviranno alla famiglia di Alì a costruire un acquedotto per portare l'acqua nella loro casa. «Dentro il salvadanaio abbiamo trovato tanti spiccioli - continua Francesco -, ma anche qualche pezzo da 50 euro, segno dell'attaccamento della città verso Alì. A questi aggiungeremo, di tasca nostra, altri 100 euro per la famiglia di Alì e altrettanti per il fratello». Qualche mese fa il bar Cavour ha raccolto e versato alla famiglia di Alì 600 euro.
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