Gioco
Clandestini e lavoro nero sotto sequestro tre aziende cinesi
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QUARRATA. Per poche centinaia di euro al mese, 12-14 ore di lavoro, giorno e notte. E poi, a pochi metri dalle macchine da cucire e dai macchinari per maglieria, tra cui giocavano i loro figli, ancora troppo piccoli per la scuola, qualche ora di riposo, distesi su brandine incastrate in piccoli loculi ricavati con il compensato. Per non parlare dei pasti, cucinati e consumati, in condizioni igieniche da terzo mondo, sempre all'interno dei capannoni.
I carabinieri della Stazione di Quarrata, assieme ai colleghi del Nucleo carabinieri ispettorato del lavoro e agli ispettori dell'Inps di Pistoia, hanno inferto un altro duro colpo al lavoro nero, allo sfruttamento della manodopera clandestina ed alla concorrenza sleale, che, negli ultimi anni, ha portato ad un dumping commerciale molto percepito anche dagli imprenditori locali.
Tre le aziende sequestrate, i cui titolari sono stati denunciati e sospesi dall'attività imprenditoriale, 17 i lavoratori al nero scoperti, di cui 6 clandestini, tutti cinesi, come i loro datori di lavoro. I tre distinti blitz sono scattati nei giorni scorsi, a conclusione di un'ampia attività di monitoraggio del territorio.
Le tre aziende in questione operavano tutte nel settore della maglieria. Una era attiva nel pieno centro di Quarrata, al piano terra di una palazzina di via XXV Aprile: il titolare ne aveva affittato anche il primo piano, dove dormivano, stipati come sardine, gli operai. Le altre due aziende, invece, si trovano in in via Bocca di Gora e Tinaia e in via del Goraio, sempre nel comune di Quarrata.
Ogni volta, dopo aver circondato l'azienda, i carabinieri - una quindicina - hanno fatto irruzione dopo aver saltato cancelli e recinzioni. Invano, sia in via Goraio che in via Bocca di Gora, alcuni operai hanno tentato la fuga da una porta sul retro.
Come hanno spiegato ieri in conferenza stampa i carabinieri (il maggiore Vincenzo Maresca, comandante della Compagnia, il luogotenente Salvatore Maricchiolo, comandante dei carabinieri quarratini, il maresciallo Nicola Lentini, comandante del Nucleo carabinieri ispettorato del lavoro) e il direttore provinciale dell'Ispettorato del lavoro, Antonio Zaina, le tre aziende sono state sottoposte a sequestro preventivo, con la sospensione dell'attività imprenditoriale e le relative sanzioni per 4.500 euro: «Misura - ha spiegano Zaina - che scatta quando la percentuale dei lavoratori al nero rispetto a quelli regolari supera il 20 per cento».
Durante le ispezioni sono stati controllati complessivamente 28 lavoratori, di cui 17 al nero (12 domme e 5 uomini) e 6 clandestini. Dagli ulteriori accertamenti svolti dai carabinieri e dai due ispettori dell'Inps presenti sono scaturite sanzioni amministrative per violazioni dell'occupazione di lavoratori irregolari per un importo complessivo di 75.000 euro, nonché recuperi previdenziali per un totale di 13.200.
I sei cinesi clandestini sono stati sottoposti alle procedure di espulsione dal territorio nazionale. Tra questi, due donne che sono state accompagnate al Cie di Bologna. Come accennato, i carabinieri hanno riscontrato condizioni igienico-sanitarie a dir poco precarie negli ambienti in cui i cittadini cinesi erano costretti a lavorare, mangiare, dormire e a trascorrere le poche ore libere a loro disposizione, assieme anche a diversi bambini di appena tre-quattro anni.
I carabinieri della Stazione di Quarrata, assieme ai colleghi del Nucleo carabinieri ispettorato del lavoro e agli ispettori dell'Inps di Pistoia, hanno inferto un altro duro colpo al lavoro nero, allo sfruttamento della manodopera clandestina ed alla concorrenza sleale, che, negli ultimi anni, ha portato ad un dumping commerciale molto percepito anche dagli imprenditori locali.
Tre le aziende sequestrate, i cui titolari sono stati denunciati e sospesi dall'attività imprenditoriale, 17 i lavoratori al nero scoperti, di cui 6 clandestini, tutti cinesi, come i loro datori di lavoro. I tre distinti blitz sono scattati nei giorni scorsi, a conclusione di un'ampia attività di monitoraggio del territorio.
Le tre aziende in questione operavano tutte nel settore della maglieria. Una era attiva nel pieno centro di Quarrata, al piano terra di una palazzina di via XXV Aprile: il titolare ne aveva affittato anche il primo piano, dove dormivano, stipati come sardine, gli operai. Le altre due aziende, invece, si trovano in in via Bocca di Gora e Tinaia e in via del Goraio, sempre nel comune di Quarrata.
Ogni volta, dopo aver circondato l'azienda, i carabinieri - una quindicina - hanno fatto irruzione dopo aver saltato cancelli e recinzioni. Invano, sia in via Goraio che in via Bocca di Gora, alcuni operai hanno tentato la fuga da una porta sul retro.
Come hanno spiegato ieri in conferenza stampa i carabinieri (il maggiore Vincenzo Maresca, comandante della Compagnia, il luogotenente Salvatore Maricchiolo, comandante dei carabinieri quarratini, il maresciallo Nicola Lentini, comandante del Nucleo carabinieri ispettorato del lavoro) e il direttore provinciale dell'Ispettorato del lavoro, Antonio Zaina, le tre aziende sono state sottoposte a sequestro preventivo, con la sospensione dell'attività imprenditoriale e le relative sanzioni per 4.500 euro: «Misura - ha spiegano Zaina - che scatta quando la percentuale dei lavoratori al nero rispetto a quelli regolari supera il 20 per cento».
Durante le ispezioni sono stati controllati complessivamente 28 lavoratori, di cui 17 al nero (12 domme e 5 uomini) e 6 clandestini. Dagli ulteriori accertamenti svolti dai carabinieri e dai due ispettori dell'Inps presenti sono scaturite sanzioni amministrative per violazioni dell'occupazione di lavoratori irregolari per un importo complessivo di 75.000 euro, nonché recuperi previdenziali per un totale di 13.200.
I sei cinesi clandestini sono stati sottoposti alle procedure di espulsione dal territorio nazionale. Tra questi, due donne che sono state accompagnate al Cie di Bologna. Come accennato, i carabinieri hanno riscontrato condizioni igienico-sanitarie a dir poco precarie negli ambienti in cui i cittadini cinesi erano costretti a lavorare, mangiare, dormire e a trascorrere le poche ore libere a loro disposizione, assieme anche a diversi bambini di appena tre-quattro anni.
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