Sicurezza
«Fanno bene i talenti ad espatriare»
Luca Giuntini
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Mario Borelli a 7 anni (con le braccia incrociate, primo seduto a sinistra in seconda fila) e sopra, oggi. Mario Borelli, docente alla Notre Dame University, lasciò l'Italia nel 1956
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QUARRATA. Cervello in fuga lo è stato, ma col senno di poi. Perché quando Mario Borelli ha deciso di lasciare l'Italia per gli Stati Uniti, nel 1956 a 22 anni d'età, l'intenzione era quella di rimanere oltre oceano solo un anno. Invece c'è rimasto tutta la vita: ha trovato una moglie di origini portoricane, Angela, ha avuto un figlio, Mario Roberto, e in Italia, nella sua Quarrata, torna solo ogni tre-quattro anni per riabbracciare i vecchi amici d'infanzia e di scuola. «Se mi sento un cervello in fuga? Oggi posso dire di sì. Quando nel '56 ho vinto l'unica borsa di studio "Full Bright" messa a disposizione dalla mia università, la Normale di Pisa, qualche mio professore storse il naso perché avrebbe preferito restassi in Italia. Oggi non vedo perché i giovani italiani non debbano seguire il mio esempio: fanno bene ad andarsene via se nel loro Paese non riescono a sentirsi realizzati». Mario Borelli ha 76 anni, è professore emerito alla Notre Dame University a South Bend, nello Stato dell'Indiana, vicino al confine col Canada. Pur essendo in pensione da nove anni, ogni tanto la sua università gli assegna ancora qualche corso di statistica. La sua passione però resta quella per la matematica e la geometria: «Mi ricordo con esattezza quando è nata la mia passione per la matematica - afferma - Era l'ultimo anno che frequentavo il liceo scientifico di Pistoia. Da lì ho cominciato ad appassionarmi a questo "linguaggio universale". Il bello della matematica infatti è questo: anche se hai un libro scritto in una lingua che non conosci, le formule matematiche non cambiano mai». Mario Borelli è tornato a Quarrata, città dov'è nato il 7 settembre 1934 e che gli ha conferito la cittadinanza onoraria nel 2008, accompagnato dal figlio Mario Roberto, dalla moglie Angela, dalle tre nipoti (Alyssa, Bianca e Gaia, all'appello mancava solo Alessandro) e dalla sorella Diana. Per prima cosa ha voluto rivedere la sua casa e, soprattutto, farla vedere al figlio e alle nipotine. Non una casa come le altre, per chi è quarratino: casa Borelli infatti è la vecchia sede della biblioteca comunale, in via Vittorio Veneto. Mario entra e fa da cicerone al figlio e alla nipotine percorrendo i corridoi del primo piano: «Mi ricordo quando giocavo con un passerotto che era entrato in casa e volava per tutto il corridoio» racconta in inglese al figlio Mario Roberto che ascolta incantato i ricordi del padre. La comitiva entra poi nella sala della giunta: «Io sono nato proprio in questa stanza - dice prima in italiano e poi in inglese - Qui c'era la vasca da bagno: l'esame di stato l'ho preparato qui, a mollo nell'acqua. Quell'estate faceva davvero caldo". Passa in rassegna le vecchie foto della Quarrata anni '40 e '50 attaccate al muro, spiegandole una ad una al figlio. Riceve gli onori di casa dall'assessore alle politiche giovanili Martina Nannini e riparte verso il cimitero di Santallemura per un saluto alla tomba del padre Casimiro e della mamma Emilia. L'ultima tappa di questo "ritorno al passato" si conclude alla scuola media "Bonaccorso da Montemagno". Mario Borelli entra stringendo nella mano la vecchia foto di classe degli anni '40: ad aspettarlo, oltre alla preside Maria Bizzarri e agli insegnanti, ci sono i suoi vecchi compagni di scuola. Gli abbracci e le lacrime non si contano, tra un "Ti ricordi di me? Ero seduto due file più avanti" e un "Che bello rivederti dopo tutti questi anni. Parli ancora benissimo l'italiano!". «Quelli che parlano americano facendo finta di essersi dimenticati l'italiano lo fanno solo per darsi delle arie - risponde Mario Borelli - La lingua madre non si scorda mai». Una ventina tra ex compagni di scuola e amici d'infanzia gli tirano la giacca in ogni momento. Chi gli regala un libro, chi dei ricami a fillet, chi gli propone di andare a visitare la propria azienda. Il professore non si scompone: scambia una parola con tutti, anche con i professori della scuola media e con la preside, ma storce il naso quando viene a sapere che gli alunni usano la calcolatrice per fare i compiti di matematica. Il buffet preparato per festeggiare il suo ritorno gli permette di tornare a gustare i tradizionali piatti toscani: «La cucina italiana, ecco cosa mi manca negli Stati Uniti - afferma sorridendo - E anche il caffè! Quello americano non regge proprio il confronto. Meno male che un amico di famiglia ce lo porta dall'America Latina». A 76 anni di età, una vita spesa per la matematica e l'insegnamento, c'è ancora qualche progetto in mente? «Sto scrivendo un libro di memorie - afferma - I ricordi della seconda guerra mondiale, dell'occupazione nazista, della Liberazione da parte degli americani. Ho molti ricordi e aneddoti di quel tempo, legati a Quarrata naturalmente. E' un argomento che affascina molto anche mio figlio». Ma quando la rivedremo in città? «Forse già a settembre. Il mio cuore è sempre aperto per Quarrata». Lo è davvero, senza retorica. Sul libro dei "ricordi" sul quale i compagni di classe presenti a questa storica rimpatriata hanno lasciato la propria firma, Mario Borelli scrive questa dedica: "A tutti i quarratini. Ma specialmente ai miei vecchi compagni di scuola. Con affetto e gratitudine". Mario Borelli forse tornerà a Quarrata il prossimo settembre. Il sette di quel mese compirà 77 anni. Festeggiare il suo compleanno con una cerimonia pubblica, approfittando della cornice del "Settembre a Quarrata", potrebbe essere un modo per ribadire l'affetto e la gratitudine di tutta la città per il professor Borelli.
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