Sicurezza
Griffe e paillettes al posto di jambè e chiome rasta
Addio popolo del Blues
Marta Quilici
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PISTOIA La cintura D&G, il fermaglio di brillantini che appunta i capelli lisciati con la piastra, la borsina di paillettes assicurata sotto il braccio. L'identikit di un alieno, se visto con gli occhi dei partecipanti alle passate edizionidel Pistoia Blues. Una figura, un look che almeno fino a cinque o sei anni fa sarebbero stonati nel contesto dei tre giorni del Festival, quando le vie cittadine si riempivano di jambé, gonne larghe, chiome rasta e del ritmo di una musica alternativa che dava almeno un po' di senso, seppur contestato e contestabile, alla baldoria fuori dalla piazza. Il senso di una volontà di espressione che in zona non trovava altri canali se non nella strana alchimia che nasceva da quei tre giorni di festival pistoiese. Dei personaggi che da tutta Italia confluivano a Pistoia, venerdì non ce n'è stata traccia. Qualcuno, forse, ha comprato i biglietti del concerto, si è entusiasmato con gli Skunk Anansie e con l'energia ipnotizzante di Skin, ma poi se n'è tornato a casa. «Vengo da Firenze per gli Skunk Anansie, ma dopo il concerto me ne andrò» racconta Honey Iheme. Il centro, mai come in questa edizione, è stato dei pistoiesi. Di punkabbestia con cani a seguito neanche l'ombra. Ma sono scomparse anche le vecchie glorie del popolo del Blues: gli affezionati dei concerti, che dalla prima edizione del 1980, trascinati dai vari B.B. King, Muddy Waters, John Lee Hooker, puntualmente si ritrovavano a metà luglio a Pistoia per una tappa d'obbligo della loro estate. Gente con le magliette che riportavano le date di altri concerti o delle passate edizioni del Blues. Gente che i pistoiesi hanno visto invecchiare, anno dopo anno, per 31 edizioni. E che dopo il concerto si riversava in strada, mischiandosi ai pistoiesi, un po' padroni della loro città, un po' disorientati dalle tante facce nuove. In questa trentaduesima edizione qualcosa è cambiato. Anche i pistoiesi sono cambiati. Adesso non importa aspettare il Blues per vivere il centro cittadino. Adesso, la città - e in particolare piazza della Sala - sono gremite di ragazzi tutte le sere e il Blues è finito per diventare niente più che una movida all'ennesima potenza. Qualche gruppo di ragazzi con chitarre e tamburi c'era anche in questa edizione, in via dei Fabbri, sui gradoni di via Roma, in piazza della Sala; non molti, però, rispetto agli anni scorsi. Certo, la chiusura del campeggio di Montesecco ha sempre di più scoraggiato chi veniva a Pistoia da fuori, ha forse evitato qualche problema di ordine pubblico, ma non ha diminuito il flusso costante di birra e sangria che sgorga a fiumi dai bar e dai banchini - alcuni improvvisati - di tutte e tre le sere del Blues. Mentre fino a mezzanotte le famiglie (a ogni edizione sempre più numerose) invadono via Cavour, via Buozzi, via Curtatone girando tra i banchini etnici che vendono bell'artigianato etnico e altri che propongono povera bigiotteria industriale, dalla piazza del Duomo le note Blues non arrivano più.
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