Sicurezza
Muore nel sonno dopo sei anni di malattia
Beatrice Faragli
Parlava muovendo gli occhi ma amava ugualmente la vita
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AGLIANA. E' morto nel sonno, dopo sei anni di sindrome "locked-in", che letteralmente significa "chiuso dentro". Marco Matteucci, aglianese di 51 anni, se n'è andato nella notte tra giovedì e venerdì, stroncato da un malore mentre stava dormendo nel suo letto. Quest'oggi, alle 16,10, i funerali nella chiesa di San Piero. Dal 5 maggio del 2004 - «come la poesia» dice ora il papà ricordando l'opera del Manzoni - viveva completamente paralizzato. Era stata un'ischemia a fermare tutti i muscoli volontari del suo corpo. «La mia malattia, spiegava sempre, sono gli arti, non il cervello» racconta il padre. «Lui - continua - muoveva gli occhi ed io iniziavo a dire l'alfabeto. Quando arrivavo alla lettera che voleva me lo indicava, sempre con lo sguardo, e cominciavo a scrivere. Parlavamo così noi due. Ormai capivo subito quando voleva dirmi qualcosa». E nello stesso modo, Marco Matteucci, comunicava con tutti. Dai parenti agli amici, fino agli amatissimi nipoti. La più piccola spesso andava dallo zio dicendo: "ora si parla". Aveva persino preparato un cartellone con su disegnate le lettere dalla A alla Z. «Locked-in: è come essere in prigione, peggio» spiega il papà. «Le prime volte diceva "liberatemi da questo corpo", eppure era attaccatissimo alla vita». Ragioniere per professione, juventino per passione, Marco Matteucci, prima di quel 5 maggio di sei anni fa, era un uomo forte e colmo d'allegria. «Un bel ragazzo, buono e con una gran voglia di vivere» ricorda una parente. Lui che indossa, in una foto di gruppo scattata quand'era appena ventenne, la casacca bianconera e tiene stretto tra le mani il pallone da calcio. Lui vestito a festa - con l'abito buono, la cravatta e gli occhiali scuri da sole - poco prima della primavera del 2004. I genitori, la sorella Grazia, gli amici e i familiari che ieri si sono stretti in casa per un ultimo commosso saluto, lo ricordano attraverso le fotografie e i racconti dei tanti episodi passati. «Quando c'erano le partite lo portavamo di fronte alla tv e lui rideva felice e beato». La vita dura e aspra qui è rinata, passo dopo passo, attraverso la tenacia e il coraggio di tutti. «Erano gli occhi a parlare» ripete il padre. Il corteo funebre partirà alle 15,45 di oggi dall'abitazione, a due passi dalla Misericordia di Agliana, e si fermerà nella chiesa di San Piero per la messa d'addio. Il feretro verrà poi portato al cimitero il Giardino.
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