La protesta
Odiata e amata La statua di Fabbri fa ancora parlare di sé
Luca Giuntini
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Rosita Testai 3 MINUTI DI LETTURA
QUARRATA. Nel corso degli anni è stato vandalizzato, rubato, scalato, bersagliato, vestito (di giallo-rosso, per festeggiare la promozione del Quarrata), ammirato, criticato, snobbato, fotografato, video-sorvegliato. Non c'è quarratino che, grande o piccolo che sia, volente o nolente, con lui non abbia un rapporto diretto: è il monumento di Agenore Fabbri in piazza Risorgimento. Una delle opere più conosciute dell'artista pistoiese, l'unica così vicina alla frazione di Barba, dov'è nato il 20 maggio 1911, a essere situata in uno spazio pubblico. Il suo nome per intero, "Monumento alla pace e in memoria dei caduti di tutte le guerre" lo ricordano in pochi. Per molti è, in alternativa e a seconda dell'età, "l'uomo nero", "l'uomo diviso a metà", "l'uomo senza mutande", "l'uomo spezzato". Nonostante siano passati ventuno anni dalla sua inaugurazione nella piazza principale di Quarrata, la statua di Agenore Fabbri continua a far discutere: nella prima metà degli anni '80 il consiglio comunale polemizzò contro il sindaco Rosita Testai e l'assessore alla cultura Ugo Bazzani per aver proposto di affidare a Fabbri la realizzazione di un'opera troppo costosa e di secondaria importanza rispetto alle reali necessità della città; oggi a dividersi sono i cittadini, a partire dai negozianti intorno a piazza Risorgimento. «Secondo me è una bella opera», afferma Patrizia Prestandrea dell'omonima gioielleria. «A me non piace molto», ribatte Alessandra Biagini del negozio di calzature. «Fabbri è un grande scultore e trovo che, oltre al significato universale che sta dietro al monumento, l'opera sia bella esteticamente», afferma Olanda Baroncelli del negozio di tappezzeria omonimo. «Anch'io non ho niente contro Agenore Fabbri: è un grande scultore, ma questo monumento non mi piace», sostiene Paolo Giuntini del negozio di ferramenta. «Ormai c'ho fatto l'abitudine, ma la statua la trovo un po' inquietante», dice Claudia Giovannelli del negozio Patrizia. «Il monumento? Non ci faccio nemmeno più caso», afferma Roberto Venturi del negozio di abbigliamento "Eccetera". «L'opera di Fabbri aveva un senso nel contesto della vecchia piazza, con intorno pini e spazio verde - commenta Daniele Guidotti della libreria Fahrenheit - Ma in questo piazza vuota il suo significato si perde. Quando invitiamo scrittori da fuori per un incontro in libreria, quando arrivano in piazza e vedono il monumento esclamano: «Ma cos'è?! Un mausoleo?». Il monumento di Agenore Fabbri sembra invece mettere d'accordo i giovani quarratini: «E' un pezzo della mia città, non riesco a ricordarla senza - dice Laura Michelacci -. Mi ricordo quando da bambina entravo in quella fessura rosso sangue, con la paura di rimanerci incastrata... un brivido da provare! Con gli amici che ti aspettavano all'uscita dal lato opposto. E quando, al ritorno dalle vacanze, imboccavo via Montalbano e ne scorgevo da lontano i contorni, per me significava solo che ero a casa». Il monumento come "identità quarratina", biglietto da visita per la città: «Ti ricorda fin da lontano che stai arrivando nel cuore di Quarrata, ai piedi delle nostre fantastiche colline - commenta Giulia Bresci - Esteticamente non è la cosa più elegante che una piazza possa sperare, ma ormai è un simbolo che non potrei assolutamente eliminare, soprattutto adesso che vivo all'estero». Denis Fregonese si sofferma invece sul messaggio di pace del monumento di Fabbri: «Esteticamente non mi dispiace. Ritengo che la piazza, in quanto luogo di incontro, sia però il posto più appropriato in cui installare un'opera così grande e con un messaggio altrettanto importante e universale».
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