Il dolore
Le reliquie del patrono e quelle di San Zeno in due teche nuovissime
San Jacopo va in cattedrale
Paolo Gestri
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Lavori al Duomo: i pavimenti in marmo torneranno a splendere Il duomo si rifà il look: restaurati pavimenti e intonaci
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PISTOIA. Si sta lavorando alacremente in Duomo, alla cappella di San Atto, a destra del presbiterio, perché tutto sia pronto il 25 luglio, per la festa del santo patrono Jacopo: si rinfrescano le decorazioni e si dà mano ad altri interventi di restauro manutentivi leggeri. Il progetto del Capitolo dei Canonici è di potervi esporre, non solo quel dì di festa, ma a titolo definitivo, le preziose reliquie sia del protettore Jacopo che di San Zeno, titolare della cattedrale. Entrambi i reliquiari saranno custoditi in due teche nuove di zecca, ovviamente trasparenti, ma anche illuminate, alla cui realizzazione ha contribuito la fondazione Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia. In breve, il reliquiario di San Jacopo, a firma Lorenzo Ghiberti, inizi del XV secolo, che sale dal museo della cattedrale alla cappella del santo vescovo Atto, aggiungerà in Duomo uno straordinario punto di interesse ai vari altare d'argento, Crocifisso di Coppo di Marcovaldo, sacello del poeta Cino, "Vergine in trono con Santi" di Lorenzo di Credi e Verrocchio. Esso è infatti un vero e proprio capolavoro di oreficeria d'arte sacra che avrebbe dovuto "completare" l'altare d'argento, ma che, per la sua raffinatissima fattura e straordinaria eleganza vive benissimo anche di luce propria. Non altrettanto stupefacente, pur tuttavia prezioso, è il reliquiario di San Zeno (seconda metà del Trecento), antropomorfo, a forma di braccio con mano benedicente, in argento dorato e decorato con pietre incastonate. «La loro caratteristica fondamentale - sostengono i sacerdoti - è quella di oggetti devozionali e di culto. Dopo averne parlato approfonditamente con la Soprintendenza, si è deciso di recuperarne l'intrinseca funzione religiosa e devozionale, senza comprometterne la fruibilità e visibilità dei reliquiari quali opere d'arte. La cappella in questione, già ospitante il sacello di san Atto, - conclude il reverendo Capitolo - unirà così le sacre memorie dei tre grandi santi, Jacopo, Zeno e Atto, protagonisti della nostra chiesa». Diretti dall'architetto Simone Martini, i lavori sono eseguiti dalla ditta Piacenti di Prato e sono tutti carico del Capitolo della Cattedrale. Ma «è un lavoro che si doveva fare - sostengono i reverendi - vista l'opacità che aveva invaso tutto l'ambiente e viste, soprattutto, le spaccature e lesioni che serpeggiavano ormai su per i muri». Si sta provvedendo dunque ad un risanamento delle apeture e lesioni, accompagnato da una rinfrescatura degli intonaci sulle pareti fino ai cornicioni. Infine, sarà restaurato l'antico pavimento in marmo, intervento questo di grande importanza storica, poiché verranno usati elementi marmorei di recupero dell'antica cattedrale. Invece, non si metterà mano ai dipinti, se non per una leggera pulitura, essendo questo un "affare", di competenza specifica della soprintendenza. Perciò resterà visibile, purtroppo, la profonda spaccatura che attraversa l'affresco ottocentesco di Luigi Sabatelli "Mosè che riceve le tavole della legge sul monte Sinai, sulla parete di sinistra, mentre sono in buono stato generale sia l'affresco "Sepoltura di Cristo", di fronte al Mosè, sia la grande tela secentesca "Incoronazione della Vergine con i santi Baronto e Desiderio", di Mattia Preti, dietro l'altare.
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