Sicurezza
Scontro col socio davanti al giudice
L.C.-F.Cl.
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Uno scorcio del lungomare di Viareggio Finisce male l'avventura viareggina di Bizzarri, direttore del Prima Donna
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VIAREGGIO. Un bar fra i più famosi di Viareggio, il Carmencita in piazza Mazzini, è finito al centro di una spinosa vicenda giudiziaria che vede - sul banco degli imputati - il viareggino Gianluca Pozzi e - su quello della parte civile - l'imprenditore pistoiese Pierluigi Bizzarri, socio del primo nella società che gestiva il locale. Secondo l'accusa, che ha chiesto il processo di Pozzi per truffa aggravata e falso, la conduzione del bar sarebbe "passata di mano" senza che il socio ne sapesse nulla. Anzi, falsificando la sua firma. Pierluigi Bizzarri, 34 anni, pistoiese doc, è un imprenditore molto noto in città. A lungo è stato direttore artistico del Prima Donna di via Pieve a Celle, l'ex discoteca Maeba, poi ribattezzata Matilda. Più di recente, insieme a Lorenzo Marini, aveva dato vita al bar Fandango, a Sant'Agostino. La storia viareggina risale all'aprile 2009. Quando, di fronte al notaio, si sedettero Pozzi e Vittoria Carola, allora presidente del consiglio di amministrazione della "Rianlolu srl". Oggetto della runione, la cessione di azienda del Carmencita dalla "Tapa Tapa srl" (posseduta al 50% da Pozzi e Bizzarri) alla Rianlolu. Di tutto questo, però, Bizzarri sarebbe stato all'oscuro. Lo avrebbe scoperto solo qualche tempo dopo quando, entrato nel bar, ci trova a lavorare persone che non conosce. Bizzarri fa qualche domanda, e capisce che qualche cambiamento importante è avvenuto. Allora cerca di mettersi in contatto con Pozzi, ma il comportamento di quest'ultimo sarebbe stato evasivo. Messo in allarme - ha raccontato - anche da una precedente offerta del socio di acquistare le sue quote (rifiutata perché il prezzo proposto era ritenuto troppo basso), Bizzarri si mette a fare qualche indagine. E scopre che l'affitto di azienda è stato perfezionato, per una cifra complessiva di circa 300mila euro. Di più. A "giustificare", anche di fronte al notaio, il passaggio nelle gestione ci sarebbe stata una delibera di assemblea con la sua firma: un autografo che però l'imprenditore pistoiese, di fronte al pubblico ministero e poi al giudice monocratico Gerardo Boragine, ha disconosciuto. Proprio la firma sarebbe alla base dell'atto di cessione "falso": il notaio, infatti, sarebbe stato indotto in errore dal documento artefatto. Al di là del processo penale - che è stato rinviato al mese di ottobre per ascoltare le ragioni di Pozzi - sulla vicenda sono nate anche delle controversie in sede civile. Da una parte Pierluigi Bizzarri ha diffidato gli attuali gestori del Carmencita a non pagare più le "rate" pattuite a Pozzi (finora sarebbero stati versati circa 180mila euro), dall'altra Pozzi ha fatto causa alla Rianlolu per mancato pagamento.
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